Nell’era della co-programmazione e del codesign, il debriefing rischia di restare in secondo piano. Eppure è proprio nella rilettura collettiva dell’esperienza che l’innovazione sociale può trasformarsi in apprendimento e cambiamento. A partire dall’esperienza di “Fuori è Dentro” a Rovereto, un'analisi del debriefing come pratica capace di mettere alla prova politiche, progetti e modelli organizzativi nel confronto con la complessità del reale. Il contributo di Flaviano Zandonai.
Green LaMiS dimostra che rendere più sostenibile l’ultimo miglio dei servizi sociali domiciliari non significa solo introdurre nuove tecnologie. Algoritmi, veicoli elettrici e strumenti di monitoraggio funzionano quando sono accompagnati da formazione, comunità e apprendimento continuo. L’esperienza di Bergamo, Klis e Szombathely mostra così che l’innovazione più efficace è quella che coinvolge le persone e produce risultati misurabili, come la riduzione del 24% delle emissioni a Klis.
Le risposte di ieri non bastano più per affrontare le discontinuità che attraversano democrazia, ambiente, intelligenza artificiale, abitare e demografia. Serve passare dalla diagnosi alla trasformazione, riscoprendo il valore dell’immaginazione e del rischio. Le Giornate di Bertinoro 2026 invitano il Terzo settore a ritrovare il suo “terzo tempo”: tornare movimento, costruire un immaginario condiviso e trasformarlo in azione. Il contributo di Paolo Venturi.
Cosa resta nei territori quando i fondi finiscono e i programmi si chiudono? Il vero valore dell'innovazione sociale non si misura sulle metriche di breve termine, ma nella capacità residua delle persone e delle comunità di camminare da sole. Per generare una trasformazione reale occorre superare la logica del mero affiancamento direttivo o del laissez-faire: chi accompagna deve scegliere la postura di "camminare a fianco". Il contributo di Riccardo Maiolini.
Siamo stanchi della parola “impatto”? Forse il problema non è la parola, ma il modo in cui abbiamo imparato a misurarla. L’impatto autentico non è una linea che sale su un grafico: è una relazione, un patto e, spesso, una collisione capace di disturbare equilibri consolidati. Misurare è importante, ma solo se resta uno strumento al servizio della realtà.
La sostenibilità entra in una fase nuova: non più solo adempimento o reputazione, ma leva strategica di trasformazione. Andare oltre significa costruire collaborazioni tra imprese, Terzo Settore, istituzioni e comunità, misurare l’impatto reale e comunicare con trasparenza. Ne parliamo insieme a Rossella Sobrero, del Gruppo promotore del Salone della CSR e dell'innovazione sociale.
Il ripopolamento delle aree montane non dipende solo dall’arrivo di nuovi abitanti, ma dalla capacità di costruire relazioni tra chi resta e chi arriva. A partire dal libro “Linee di cresta. Abitare, abitudini, altitudini”, la riflessione di Liria Veronesi e Valentina Chizzola esplora il riconoscimento reciproco come infrastruttura sociale capace di trasformare competenze, esperienze e conoscenze locali in risorse condivise e comunità coese.
Prima ancora che una questione di norme, la sostenibilità è una questione di parole. Quando termini come "sostenibilità", "responsabilità" e "rendicontazione" si svuotano del loro significato, anche le pratiche rischiano di perdere credibilità. Mentre gli obblighi regolatori si alleggeriscono, cresce la domanda di fiducia verso le imprese. La sfida non è dire di essere sostenibili, ma dimostrarlo: perché sono i comportamenti, prima delle dichiarazioni, a restituire valore alle parole.
Le ondate di calore stanno mettendo in evidenza la fragilità delle nostre città. I rifugi climatici sono una risposta d’emergenza, ma non bastano: servono politiche strutturali di adattamento climatico capaci di trasformare lo spazio urbano attraverso alberi, suoli permeabili, infrastrutture verdi, città spugna e una nuova pianificazione fondata sul rapporto tra natura e territorio. Il contributo di Elena Granata.
Come si costruiscono società capaci di affrontare la complessità senza lasciare indietro nessuno? Il libro “Changemaking – Idee che ispirano, azioni che trasformano”, promosso da Ashoka Italia e ForwardTo, propone una nuova visione del cambiamento: non più il risultato dell'azione di pochi, ma una competenza diffusa, fondata su collaborazione, leadership condivisa e trasformazione sistemica. Il contributo di Arianna De Mario.
«Un perimetro non è un recinto. È una soglia che apre». Paolo Venturi, direttore di AICCON (Università di Bologna), commenta il primo Piano nazionale per l'economia sociale, analizzando le novità su fiscalità, SIEG e public procurement e spiegando perché la vera sfida è rendere l'economia sociale una componente strutturale dello sviluppo del Paese.
Intervista a Marco Noseda, Chief Impact and Strategy Officer di Cariplo Factory.
Negli ultimi venticinque anni, emergenze successive - dal terrorismo alle crisi economiche, dalla pandemia alle guerre - hanno trasformato ciò che era straordinario in ordinario. Parallelamente, l'esposizione continua a violenza e sofferenza ha contribuito a renderle sempre più invisibili e accettate. In questo contesto, il Terzo Settore non può limitarsi a gestire le conseguenze delle crisi. La sua sfida più importante è promuovere una diversa idea di normalità: fondata su diritti non negoziabili, cura delle persone, relazioni durature e capacità di immaginare il futuro oltre l'emergenza permanente.
La foresta che cura: l'innovazione sociale della terapia forestale. Intervista a Francesco Meneguzzo
Intervista a Francesco Meneguzzo, primo ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Intervista a Gianluca Salvatori, Segretario Generale di EURICSE.
Il Public Engagement come leva strategica per generare impatto sociale e valore pubblico: il percorso dell’Università di Bologna e AICCON mostra come università, comunità e territori possano co-progettare innovazione sociale e sviluppo sostenibile.
Oggi la sostenibilità non può più essere ridotta a una questione di consumo responsabile o di mero rispetto delle norme. È necessario un cambio di paradigma: passare da una logica estrattiva, orientata al consumo delle risorse, a una logica generativa, fondata sulla capacità delle comunità di creare valore condiviso e rigenerare le condizioni del proprio sviluppo. Una visione human-centered della sostenibilità, al centro del contributo di Silvia de Aloe.
Intervista a Irene Ivoi, designer, ricercatrice e comunicatrice per la sostenibilità e l'economia circolare.
Perché le politiche di sviluppo territoriale continuano a fallire? E cosa dovrebbero fare invece per dare una prospettiva di futuro alle nuove periferie? Proviamo a cambiare prospettiva: il problema non è negli individui, ma nel clima emotivo collettivo in cui vivono. Tra “deep story”, fiducia nelle istituzioni e narrazione condivisa, emerge come il vero fattore abilitante dello sviluppo sia la capacità di un territorio di riscrivere il proprio copione. Prima delle infrastrutture e degli investimenti, serve costruire una nuova immaginazione del futuro. Il contributo di Andrea Ferrazzi.
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