Finanza etica in Europa: oltre 120 miliardi di attivi, maggiore solidità e qualità del credito
Le delegazioni di FEBEA in assemblea a Venezia, settembre 2026 – credit to Luca Marcato per Banca Etica

Finanza etica in Europa: oltre 120 miliardi di attivi, maggiore solidità e qualità del credito

Oggi in Europa operano 26 banche etiche, con oltre 120 miliardi di euro di attivo. Nel 2018 il patrimonio complessivo superava di poco i 51 miliardi. Gli istituti contano inoltre più di 90 miliardi di euro di depositi e destinano al credito una quota maggiore della raccolta rispetto alle banche tradizionali (67% contro 61%). Il loro obiettivo è finanziare attività capaci di generare impatti positivi sull’ambiente e sulle comunità, mantenendo al tempo stesso elevati livelli di solidità finanziaria, economica e patrimoniale.

È quanto emerge dal 9° Rapporto sulla Finanza Etica in Europa, curato da Fondazione Finanza Etica e FEBEA – Federazione Europea delle Banche Etiche e Alternative. Lo studio è stato presentato a Milano, nell’ambito del Festival dell’Economia Critica promosso da Fondazione Feltrinelli.

Il rapporto mette a confronto le banche etiche con i principali istituti bancari europei, le cosiddette “banche significative”, ovvero quelle sottoposte alla vigilanza diretta della Banca centrale europea. L'analisi approfondisce inoltre l'accessibilità degli strumenti finanziari per le imprese sociali e propone alcune misure per rafforzare la competitività dell'Europa attraverso il sostegno all'economia sociale.


I numeri della finanza etica: solidità patrimoniale e qualità del credito

I dati raccolti confermano che solidità finanziaria e attenzione agli aspetti sociali e ambientali possono coesistere. Le banche etiche europee presentano infatti una maggiore solidità patrimoniale e una migliore qualità del credito rispetto alle banche significative. Inoltre, destinano al finanziamento una quota più elevata delle proprie attività, dimostrando una maggiore attenzione all'economia reale.

Un dato significativo riguarda la destinazione dei finanziamenti: il 98,36% del credito erogato dalle banche etiche sostiene attività con finalità ambientali o sociali, contro il 18,5% registrato tra le principali banche europee analizzate.

Anche sul fronte della restituzione dei prestiti emergono differenze. Tra gli istituti etici, soltanto il 2,11% dei prestiti presenta problemi di rimborso, rispetto al 2,28% delle principali banche europee. Un risultato che mostra come una maggiore attenzione al finanziamento di progetti sociali e ambientali non comporti necessariamente un peggioramento della qualità del credito.

Il Rapporto esamina anche l'andamento del cost-to-income ratio, ovvero il rapporto tra i costi operativi e il reddito operativo degli intermediari, che ha registrato una crescita più marcata nelle banche etiche rispetto ai grandi istituti.

L'aumento dei tassi di interesse ha determinato una crescita del reddito operativo per tutte le banche. A distinguere gli istituti etici da quelli di maggiori dimensioni è stato soprattutto l'impiego dei maggiori profitti. Le grandi banche hanno destinato i redditi più elevati alla distribuzione di utili agli azionisti o a operazioni di fusione e acquisizione. Le banche etiche, invece, hanno utilizzato una quota maggiore dei ricavi per rafforzare la propria struttura e la presenza sui territori, investire maggiormente nel personale e distribuire ai clienti una porzione più elevata del valore aggiunto.

Lo studio mette in evidenza anche le differenze retributive tra donne e uomini. Il divario salariale nelle banche etiche, pur essendo presente, è circa un terzo di quello registrato negli istituti tradizionali: 8% contro il 29% delle principali banche europee.


Le proposte: regole proporzionate e strumenti finanziari per sostenere l'economia sociale

In vista delle riforme legislative dell'Unione europea previste per il 2027, FEBEA ha presentato un position paper in risposta alla Comunicazione della Commissione europea sulla competitività del settore bancario.

La Federazione chiede che venga riconosciuta e valorizzata la diversità del sistema finanziario europeo, nel quale, accanto ai grandi gruppi bancari, operano anche intermediari di dimensioni medio-piccole, radicati nei territori e maggiormente orientati al finanziamento dell'economia reale, delle piccole e medie imprese e dell'economia sociale.

Per FEBEA, rendere effettivo il principio di proporzionalità significa prevedere regole e obblighi normativi adeguati alla dimensione, alla complessità e al profilo di rischio dei diversi istituti bancari. Un approccio che consentirebbe alle banche etiche di destinare più risorse al credito a favore delle imprese e delle organizzazioni dell'economia sociale.

In Europa, quest'ultima comprende oltre 4,3 milioni di organizzazioni e dà lavoro a più di 11,5 milioni di persone. Nonostante il suo peso economico e occupazionale, il settore continua tuttavia a incontrare maggiori difficoltà nell'accesso alle risorse finanziarie necessarie per crescere, investire e innovare.

Molte organizzazioni dell'economia sociale adottano modelli di funzionamento differenti rispetto alle imprese tradizionali. Spesso non dispongono di patrimoni consistenti da offrire come garanzia, reinvestono una parte significativa delle proprie risorse nel perseguimento della missione e fanno affidamento su fonti di finanziamento diversificate: entrate generate dalle attività, contributi pubblici, donazioni e altre forme di sostegno. Per le banche tradizionali, valutarne l'affidabilità attraverso gli strumenti abitualmente utilizzati può quindi risultare più complesso.

Per superare queste difficoltà e facilitare l'accesso ai finanziamenti da parte delle organizzazioni dell'economia sociale, il Rapporto individua diverse possibili direttrici di intervento. Tra queste, la semplificazione delle procedure per accedere alle garanzie pubbliche e l'introduzione di strumenti specifici per rafforzare il capitale delle organizzazioni. Viene inoltre sottolineata l'importanza di mettere a disposizione risorse con orizzonti temporali più lunghi e di adottare regole maggiormente coerenti con le caratteristiche dell'economia sociale.

Tra le proposte figurano anche una revisione delle disposizioni che penalizzano il credito orientato a finalità sociali e un maggiore coinvolgimento degli intermediari finanziari specializzati nella progettazione degli strumenti destinati a questo settore.

 

9° Rapporto sulla Finanza Etica in Europa

Resta connesso con l'innovazione sociale

Se questo contenuto ti è stato utile, iscriviti alla nostra newsletter settimanale: ogni lunedì, bandi, opportunità e progetti direttamente nella tua casella.

📧 Iscriviti alla newsletter
💼 Seguici su LinkedIn e Facebook
📱 Unisciti al canale Telegram


Tutti i contenuti di Innovazione Sociale sono accessibili gratuitamente. Chi collabora con noi sostiene un modello che dedica spazio a nuove realtà, mantiene rubriche come Bandi e finanziamenti e IMPATTI libere per tutti, e garantisce accesso universale all'informazione di qualità.

Dicono di noi...