Abitare l’arte, abitare l’università: in Comasina l’arte pubblica nasce dal dialogo col territorio

Abitare l’arte, abitare l’università: in Comasina l’arte pubblica nasce dal dialogo col territorio

di Franca Zuccoli

 

Che cosa racconta un quartiere? Quali immagini, storie e identità meritano di essere rappresentate nei suoi spazi? E che cosa succede quando chi abita un luogo viene coinvolto nel processo che ne immagina il futuro?

Sono alcune delle domande da cui prende avvio Abitare l’arte, abitare l’università, il progetto promosso dall’Università degli Studi di Milano-Bicocca, attraverso il Museo Diffuso Bicocca (MuDiB), e realizzato in collaborazione con il Comune di Milano. L’iniziativa coinvolge le due residenze universitarie del quartiere Comasina e nasce con l’obiettivo di realizzare sulle loro facciate due interventi di arte pubblica, attraverso un percorso che mette in relazione università, studenti, studentesse e abitanti del quartiere.

Il punto di partenza è semplice: un’opera d’arte nello spazio pubblico può essere molto più di un intervento estetico. Può diventare un’occasione per incontrarsi, riconoscersi in un luogo e costruire nuove relazioni tra persone e istituzioni.

Il progetto si inserisce nell’ambito delle opportunità offerte dalla legge 717/49, nota come “legge del 2%”, relativa alla realizzazione di opere d’arte negli edifici pubblici. Ma l’aspetto più significativo dell’iniziativa riguarda il modo in cui si intende arrivare alla realizzazione delle opere: è previsto, infatti, un percorso di ascolto e confronto con chi vive il territorio. Studenti, studentesse e abitanti saranno invitati a osservare il quartiere, condividere esperienze e individuare temi e suggestioni che possano ispirare i futuri interventi.

La partecipazione non è quindi un’attività accessoria, ma una fase della progettazione: le idee raccolte contribuiranno a definire gli indirizzi tematici e creativi che confluiranno nel successivo bando rivolto agli artisti e alle artiste.

È qui che l’arte pubblica incontra l’innovazione sociale. Il valore dell’intervento non risiede soltanto nell’opera che sarà realizzata, ma anche nella possibilità di attivare un processo capace di mettere in dialogo prospettive differenti e riconoscere alle persone un ruolo nella costruzione del significato dei luoghi.

 

Esplorare il quartiere, costruire visioni comuni

Il percorso si apre il 22 ottobre 2026 con un incontro di presentazione del progetto e delle sue finalità e un focus sul muralismo urbano contemporaneo. Seguiranno, poi, tre appuntamenti partecipativi, ciascuno dedicato a una diversa modalità di esplorazione e interpretazione del territorio.

L’11 novembre 2026, una passeggiata nel quartiere Comasina accompagnata da un’esplorazione fotografica inviterà i partecipanti a osservare ciò che spesso sfugge allo sguardo quotidiano: dettagli architettonici, colori, forme, scorci, luoghi di incontro e tracce della vita del quartiere. Le immagini raccolte costituiranno un primo repertorio visivo da cui far emergere possibili temi per le opere.

Il 15 dicembre 2026 sarà, invece, il momento del confronto collettivo. Attraverso la metodologia del World Café, i partecipanti lavoreranno in piccoli gruppi per mettere in comune impressioni e idee, individuando parole, storie e valori che potrebbero trovare espressione sulle facciate delle residenze. Il formato consentirà di far dialogare punti di vista differenti, senza ridurre la complessità delle esperienze individuali a un’unica narrazione.

Il 13 gennaio 2027, infine, immagini e parole saranno rielaborate attraverso mappe condivise. L’incontro conclusivo permetterà di collegare i temi emersi, restituire il lavoro svolto e costruire una sintesi delle suggestioni raccolte durante il percorso.

 

Dall’osservazione alla condivisione, fino alla rielaborazione collettiva, ogni appuntamento contribuirà così a trasformare le esperienze delle persone in indicazioni utili per la progettazione artistica

 

Università e territorio: un paesaggio condiviso

Le residenze studentesche rappresentano un punto di osservazione privilegiato per riflettere sul rapporto tra università e territorio. Sono luoghi in cui si intrecciano esperienze di vita, percorsi formativi e relazioni, ma anche spazi inseriti in un contesto urbano più ampio, con cui possono costruire legami e occasioni di scambio.

Abitare l’arte, abitare l’università parte proprio da questa dimensione: considerare gli spazi universitari non come realtà separate dal quartiere, ma come parti di un paesaggio condiviso. Il coinvolgimento degli abitanti, insieme a quello della comunità studentesca, permette di allargare lo sguardo oltre i confini istituzionali e di riconoscere nel territorio una risorsa di conoscenze, memorie e visioni. In questo senso, il progetto offre anche l’opportunità di sperimentare modalità di collaborazione tra università e amministrazione pubblica, utilizzando la cultura come terreno comune.

Al termine del percorso, le idee emerse saranno raccolte e rielaborate per definire gli indirizzi creativi dei due interventi. Questi materiali costituiranno la base del bando attraverso cui artisti e artiste potranno sviluppare le proprie proposte.
Il passaggio dalle idee alle opere sarà quindi accompagnato da un lavoro di traduzione: le immagini, le parole e i temi individuati durante gli incontri diventeranno riferimenti per una progettazione artistica capace di confrontarsi con l’identità del luogo e con le prospettive di chi lo vive.

 

Dall’arte nuove relazioni per la comunità

Il risultato atteso non è soltanto la realizzazione di due murales, ma la costruzione di un dialogo tra arte, università e comunità locale. Un dialogo che prende forma attraverso l’ascolto e che riconosce alla cultura la possibilità di creare occasioni di partecipazione e nuove connessioni.

Perché abitare un luogo significa anche contribuire a definirne il significato. E quando l’arte nasce dal confronto con le persone, una facciata può diventare molto più di una superficie da decorare: può trasformarsi in uno spazio in cui una comunità si racconta, si riconosce e immagina nuove possibilità di relazione con la città.

 

 

Franca Zuccoli. Professoressa ordinaria di Didattica e Pedagogia Speciale presso il Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione “Riccardo Massa”, Università degli Studi di Milano-Bicocca. È docente di Progettazione didattica in ambito museale e di Educazione all’immagine, coordinatrice del dottorato in Patrimonio Immateriale nell’innovazione socio-culturale, delegata del Rettore per le attività museali.

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