La foresta che cura: l'innovazione sociale della terapia forestale. Intervista a Francesco Meneguzzo
Nel dibattito contemporaneo sulla sostenibilità dei sistemi sanitari e sulla prevenzione dei disturbi legati allo stress, emerge con crescente forza un approccio che intreccia ricerca scientifica, salute pubblica e valorizzazione del patrimonio naturale: la terapia forestale. A raccontarne sviluppi e prospettive è Francesco Meneguzzo, primo ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), impegnato da anni nello studio degli effetti terapeutici degli ambienti forestali sulla salute psicofisica delle persone.
Dalla cura alla prevenzione
La terapia forestale rappresenta oggi una delle frontiere più interessanti dell'innovazione sociale applicata alla salute. In Italia, il percorso di ricerca e sperimentazione è iniziato nel 2019 grazie a una collaborazione tra il CNR, il Club Alpino Italiano e l'Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. Nel tempo, il progetto si è ampliato fino a coinvolgere numerose istituzioni nazionali, tra cui il Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste attraverso il CREA, l'Istituto Superiore di Sanità e diverse università italiane. Un'evoluzione che ha trasformato la terapia forestale in un tema di interesse nazionale, al centro di una rete multidisciplinare che unisce ricerca, sanità e gestione del territorio.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la sua capacità di agire sia sul piano terapeutico sia su quello preventivo. Difatti, le ricerche condotte negli ultimi anni evidenziano come l'esposizione guidata agli ambienti forestali contribuisca a ridurre efficacemente ansia, stress, depressione lieve e fatica mentale, oltre a favorire un miglioramento dell'autostima. Si tratta di fattori che, pur non configurandosi necessariamente come patologie cliniche, incidono profondamente sulla qualità della vita, sulla produttività lavorativa e sul benessere complessivo delle persone. L'impatto della prevenzione assume dunque particolare rilievo in una società caratterizzata da livelli crescenti di disagio psicologico diffuso.
Un'esperienza guidata dai sensi
La terapia forestale si sviluppa attraverso esperienze di immersione in ambienti naturali accuratamente selezionati. Non si tratta di una semplice passeggiata: per essere tale, richiede infatti un protocollo rigido e la guida di uno psicoterapeuta esperto. I percorsi devono rispettare rigorosi criteri di sicurezza e accessibilità, essere privi di criticità ambientali e garantire condizioni favorevoli all'esperienza sensoriale.
La conduzione da parte di psicoterapeuti si rivela fondamentale non solo per ragioni cliniche e di sicurezza, ma anche per l'efficacia stessa dell'intervento. L'obiettivo è favorire una piena attivazione dei sensi e una connessione profonda con l'ambiente circostante. Vista, udito, tatto e olfatto diventano strumenti attraverso cui la persona ristabilisce una relazione diretta con il contesto naturale.
Immerso in ambienti naturali di qualità, il nostro organismo risponde a stimoli multisensoriali: i suoni naturali calmano profondamente il sistema nervoso, mentre l'olfatto intercetta i monoterpeni emessi dalle piante, in grado di abbassare i livelli di cortisolo e di ridurre gli stati ansiosi e la pressione sanguigna. L'esposizione del corpo umano al cosiddetto “esposoma forestale", composto da un’infinità di biomolecole, spore, pollini e microbi, agisce direttamente sul sistema immunitario, rafforzando straordinariamente le difese naturali dell'organismo.
Alla base di questo approccio vi è una considerazione di carattere evolutivo: l'essere umano ha trascorso la quasi totalità della propria storia in ambienti naturali e forestali. La crescente urbanizzazione e l'esposizione costante a contesti artificiali rappresentano quindi per la nostra fisiologia un fattore di stress costante, che trova una spontanea compensazione nel contatto con ecosistemi compatibili con la nostra storia biologica.
Benefici duraturi e applicazioni cliniche
La buona notizia è che non servono lunghe permanenze nei boschi per percepirne gli effetti. Anche solo due o tre ore alla settimana immerse nell'ambiente forestale possono lasciare un'impronta positiva che dura per giorni: diminuiscono ansia, depressione e stanchezza mentale, mentre cresce la fiducia in sé stessi. E quando l'esperienza si ripete con maggiore regolarità, i benefici diventano ancora più duraturi.
La ricerca distingue tra interventi rivolti alla popolazione generale e percorsi destinati a persone già affette da specifiche patologie. In entrambi i casi emergono risultati promettenti, con effetti documentati sia sul benessere psicologico sia su alcuni parametri fisiologici.
Tra le applicazioni cliniche, un ambito di particolare interesse è rappresentato dalla fibromialgia, una patologia reumatica non infiammatoria caratterizzata da dolore cronico diffuso che interessa oltre due milioni di persone in Italia, più frequentemente donne. Studi internazionali, soprattutto in ambito spagnolo, hanno evidenziato risultati incoraggianti che potrebbero aprire nuove prospettive terapeutiche anche nel contesto italiano.
La terapia forestale ha rivelato interessanti risultati anche sui pazienti in follow-up oncologico: i dati dimostrano un netto miglioramento della qualità del sonno e una riduzione degli stati ansiosi post-trattamento.
Gli adolescenti rappresentano uno dei gruppi che possono trarre maggior beneficio da queste esperienze. In una fase della vita spesso segnata da fenomeni ansiosi, iperconnessione digitale e fragilità emotive, il contatto con la natura si rivela una risorsa preziosa. Le evidenze raccolte indicano una riduzione dell'ansia e dei comportamenti legati alla dipendenza tecnologica, accompagnata da miglioramenti nel benessere generale e nel percorso scolastico. Risultati particolarmente significativi sono stati osservati anche nei giovani con ADHD.
Un investimento ad alto rendimento sociale
Tra gli elementi che rendono la terapia forestale particolarmente interessante per i decisori pubblici vi è il rapporto tra costi e benefici. Le analisi economiche sviluppate dai ricercatori del CNR indicano infatti un ritorno sociale molto elevato rispetto all'investimento necessario per realizzare i programmi.
Secondo le stime elaborate, un percorso annuale completo potrebbe generare benefici economici compresi tra dieci e venti volte il costo sostenuto. Tali valutazioni si basano su metodologie consolidate che misurano gli anni di vita aggiustati per la qualità, uno degli indicatori più utilizzati nella valutazione delle politiche sanitarie.
I risultati alimentano una riflessione sempre più concreta sull'opportunità di integrare la terapia forestale nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA), rendendola progressivamente accessibile all'interno del sistema sanitario nazionale. In questo scenario, la Regione Toscana ha già tracciato la strada inserendo la disciplina nella programmazione delle medicine complementari.
La foresta come infrastruttura di salute pubblica
L'evoluzione della terapia forestale porta inevitabilmente a una domanda più ampia: quale ruolo possono assumere le foreste all'interno delle strategie di salute pubblica del futuro?
La ricerca suggerisce che gli ecosistemi forestali possano essere considerati vere e proprie infrastrutture sanitarie diffuse, capaci di contribuire al benessere collettivo in modo complementare alla medicina convenzionale. Non come alternativa alle cure tradizionali, ma come strumento di supporto, prevenzione e miglioramento della qualità della vita.
In questa prospettiva, la valorizzazione delle aree naturali assume una duplice funzione: da un lato tutela la salute delle persone, dall'altro rafforza la consapevolezza del valore ambientale delle foreste. Un processo che favorisce una maggiore attenzione verso la conservazione degli ecosistemi, la protezione delle aree naturali e una gestione più equilibrata delle risorse forestali.
Ripensare il rapporto tra città e territorio
L'affermazione della terapia forestale si inserisce inoltre in una riflessione più ampia sulla geografia della salute. Mentre l'eccellenza sanitaria tende a concentrarsi nei grandi poli urbani, le pratiche basate sugli ecosistemi naturali riportano l'attenzione verso territori periferici, aree montane e parchi naturali.
Ne emerge una visione della salute più distribuita, capace di valorizzare il patrimonio ambientale come risorsa strategica per il benessere collettivo. Mentre le città si confrontano con gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, con l'intensificarsi delle pressioni ambientali e con la diffusione di nuove forme di disagio psicologico, il valore degli ecosistemi naturali, componenti essenziali per la salute e la qualità della vita, torna a occupare una posizione centrale nelle politiche pubbliche.
La terapia forestale rappresenta, in questo senso, non solo una nuova opportunità terapeutica, ma anche un paradigma culturale che invita a ripensare il ruolo della natura nelle società contemporanee, riconoscendole una funzione essenziale nella costruzione di comunità più sane, resilienti e sostenibili.
Ascolta il podcast o guarda il video qui sotto
Chi è Francesco Meneguzzo? Fisico, primo ricercatore presso l'Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha iniziato la sua carriera in meteorologia e scienze atmosferiche, concentrandosi successivamente su tecnologie innovative per l'energia e l'alimentazione, nonché sulla valorizzazione dei servizi ecosistemici immateriali forestali per la salute umana. Nel campo della terapia forestale, è autore di numerosi articoli e libri scientifici. È direttore di due Master universitari di I e II livello sulla terapia forestale e le risorse forestali per la salute.
Articolo di Innovazione Sociale
Intervista di Antonella Tagliabue, UN-GURU
Resta connesso con l'innovazione sociale
Se questo contenuto ti è stato utile, iscriviti alla nostra newsletter settimanale: ogni lunedì, bandi, opportunità e progetti direttamente nella tua casella.
📧 Iscriviti alla newsletter
💼 Seguici su LinkedIn e Facebook
📱 Unisciti al canale Telegram
Tutti i contenuti di Innovazione Sociale sono accessibili gratuitamente. Chi collabora con noi sostiene un modello che dedica spazio a nuove realtà, mantiene rubriche come Bandi e finanziamenti e IMPATTI libere per tutti, e garantisce accesso universale all'informazione di qualità.
Dicono di noi...
Ultimi Articoli
- Sulle tracce della foca monaca: la ricerca che ascolta il mare attraverso il DNA 11 Giugno 2026
- SmartTourism Digital ESG Check: il nuovo strumento gratuito per le imprese turistiche 10 Giugno 2026
- Oltre l'acquisto: come 7x1000 Neurons trasforma l'e-commerce in strumento di partecipazione sociale 09 Giugno 2026
- Foreste in Comune: l’Italia dei boschi tra attrattività, economia e nuovi equilibri territoriali 09 Giugno 2026
- Campionati di Imprenditorialità di Junior Achievement Italia: BraceLet vince l’edizione 2026 08 Giugno 2026