Andare oltre: la nuova fase della sostenibilità tra collaborazione, fiducia e impatto
La sostenibilità sta entrando in una fase di profonda maturità: da adempimento normativo o risposta reputazionale a leva strategica trasformativa. Imprese, enti del Terzo Settore e Pubblica Amministrazione si trovano oggi ad affrontare sfide complesse che richiedono un cambio di passo radicale: superare approcci isolati e pratiche di facciata per costruire alleanze stabili, misurare l'impatto reale e riconquistare la fiducia degli stakeholder attraverso la trasparenza.
È proprio su questo cambio di paradigma che si concentra la 14° edizione del Salone della CSR e dell'innovazione sociale , in programma dal 6 all'8 ottobre 2026 presso l'Università Bocconi di Milano. Il titolo guida di quest'anno, "Andare oltre", rappresenta una chiamata all'azione per ridisegnare i modelli di sviluppo, promuovere la co-progettazione tra profit e non profit e stimolare stili di vita responsabili.
Ne abbiamo parlato con Rossella Sobrero, del Gruppo promotore del Salone, per analizzare quali trend, strumenti e visioni stiano tracciando il futuro della sostenibilità e delle comunità ambientali e sociali.
“Andare oltre” è il titolo della 14° edizione del Salone della CSR e dell’innovazione sociale. Cosa significa oggi andare oltre quando parliamo di sostenibilità?
In uno scenario in rapido cambiamento è necessario guardare il mondo in modo nuovo e imparare ad andare oltre le apparenze. Per chi crede nel ruolo trasformativo della sostenibilità, andare oltre significa anche dare importanza al confronto, alla collaborazione, al dialogo, senza mai sottovalutare punti di vista diversi.
Andare oltre non significa limitarsi a “fare meno male”, ma ripensare profondamente i sistemi produttivi, i modelli di consumo e il nostro modo di vivere. Le persone, le imprese e le istituzioni devono modificare le proprie abitudini, le scelte di acquisto, i processi produttivi e imparare a considerare l'impatto generato. In particolare, le organizzazioni che hanno fatto della sostenibilità un driver strategico devono continuare a investire in nuove risorse ed essere coerenti con gli impegni presi.
Ma andare oltre rappresenta anche un monito: essere sostenibili significa non oltrepassare i confini biofisici della nostra terra.
La sostenibilità sta attraversando una fase di trasformazione. Quali cambiamenti stanno interessando il modo in cui imprese e organizzazioni interpretano questo tema?
In un momento in cui alcune leadership politiche mettono in discussione l’importanza dello sviluppo sostenibile, le imprese possono essere testimoni credibili del valore della sostenibilità. Cresce la consapevolezza della sua importanza non solo per la gestione dei rischi, ma anche perché consente di contenere i costi e permette all’organizzazione di durare nel tempo.
Per molte imprese la sostenibilità non rappresenta solo una risposta agli obblighi normativi, ma è diventata una scelta strategica capace di generare valore nel tempo. Imprenditori e manager si stanno quindi impegnando per trovare il giusto equilibrio tra la dimensione ambientale, sociale e quella economica. Possiamo anche dire che è aumentata la lungimiranza, cioè la capacità di guardare avanti e di dotarsi di una pianificazione strategica.
Un trend significativo è la crescita della finanza sostenibile che integra i criteri ambientali, sociali e di governance nelle decisioni di credito e investimento. Per le aziende definire una strategia di sostenibilità offre vantaggi concreti come tassi di interesse agevolati, accesso a nuovi canali di capitale e una migliore reputazione sul mercato.
Un’indicazione importante del cambiamento in atto è anche la crescente attenzione all’economia circolare. Creare prodotti ben progettati, che generano meno rifiuti e durano nel tempo rappresenta un obiettivo per ogni business che vuole definirsi responsabile. Ecodesign, riutilizzo dei materiali, simbiosi industriale, controllo della filiera diventano quindi strumenti attraverso cui proporre al mercato prodotti che possono essere riutilizzati, riparati o riciclati al termine della loro vita. Un approccio che permette anche di ridurre il consumo di energia e l’impiego di materie prime.
Un altro segnale che dimostra il cambiamento in atto è che oggi si va verso un minor accumulo di dati e una maggior capacità di lettura.
Emerge con forza il tema della collaborazione tra soggetti diversi. Perché oggi la capacità di costruire relazioni tra imprese, Terzo Settore, istituzioni e comunità è diventata una dimensione strategica della sostenibilità?
Molte organizzazioni del Terzo Settore stanno modificando il rapporto con le imprese: si inizia a utilizzare il termine “co-profit” per descrivere la collaborazione sinergica e strategica tra il settore profit e quello non profit. L’obiettivo di questa collaborazione è generare cambiamenti positivi per il pianeta e la comunità.
Molte imprese sono alla ricerca da parte degli Enti del Terzo Settore di proposte diverse dalla donazione o dalla sponsorizzazione. Si aspettano progetti innovativi in grado di generare un reale cambiamento sociale o ambientale (in molti casi entrambi, visto che i due ambiti sono connessi). Cresce infatti la richiesta di co-progettazione con la consapevolezza che quando una collaborazione è innovativa e costruita su solide basi, risponde più efficacemente ai bisogni della comunità e amplia il capitale relazionale dei soggetti coinvolti.
Possiamo dire in generale che è in corso un significativo cambiamento nella relazione delle organizzazioni con i loro stakeholder.
La trasformazione riguarda anche le persone e i loro comportamenti. Quale ruolo hanno cittadini e consumatori nel percorso verso modelli più sostenibili?
Per molte persone il cambiamento è legato alle scelte di acquisto e di consumo: adottare un approccio sostenibile, per esempio, significa modificare il proprio stile di vita, una decisione che porta anche a un risparmio concreto. Fenomeni come l’acquisto di prodotti di seconda mano e la diminuzione degli sprechi alimentari sono esempi di questo cambio comportamentale.
La sostenibilità deve essere anche considerata come agente trasformativo: deve crescere la consapevolezza che ognuno può contribuire alla soluzione dei problemi, diventando parte del cambiamento. Però questo non deve essere vissuto come una fatica, ma come qualcosa di desiderabile perché ci fa star meglio, ci fa sentire protagonisti del cambiamento, ci fa risparmiare.
Per esempio, quando si parla di economia circolare è evidente che anche tra le persone, non solo tra le imprese, cresce l’impegno a ridurre gli sprechi e diminuire l’impatto sull’ambiente. Un cambiamento profondo frutto della consapevolezza che le risorse a disposizione sono sempre più scarse mentre i bisogni sono aumentati: un passaggio importante che evidenzia come idea dell’usa e getta sta lasciando spazio al riutilizzo, alla rigenerazione, alla valorizzazione dei rifiuti oltre che delle idee e delle relazioni.
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso la capacità delle organizzazioni di dimostrare il valore generato. Come sta cambiando il modo di misurare e raccontare l’impatto?
In una società che chiede concretezza e trasparenza diventa sempre più importante misurare e valutare l’impatto: non si tratta solo di far conoscere agli stakeholder il valore generato, ma anche di investire tempo e risorse per analizzare l’influenza che le nostre azioni hanno prodotto sulle persone e sul pianeta. Cresce infatti la consapevolezza che se un’organizzazione vuole essere percepita come sostenibile non può limitarsi a mitigare le esternalità, ma deve fornire un contributo concreto per rispondere, almeno in parte, alle sfide sociali e ambientali.
È necessario procedere con la valutazione degli effetti prodotti, trovando una metrica condivisa e un equilibrio tra dati qualitativi e quantitativi. La misurazione d’impatto non è una semplice attività di raccolta dati, ma un percorso di analisi critica che aiuta l’organizzazione nei suoi processi decisionali.
La fiducia sembra essere una delle dimensioni centrali del rapporto tra organizzazioni e stakeholder. Come si costruisce oggi una relazione autentica?
Valutare l’impatto consente di rendere visibile l’efficacia di un’iniziativa e il ruolo dell’organizzazione che l’ha realizzata, diventando anche uno strumento per contrastare possibili accuse di “washing” e, più in generale, la crisi di fiducia che caratterizza il nostro tempo.
Bisogna raccontare sempre la verità e la parola trasparenza è spesso associata al termine “fiducia”, una risorsa fondamentale per qualsiasi organizzazione, che può rafforzarsi nel tempo ma anche essere messa in crisi da una scelta sbagliata.
In generale, tutte le organizzazioni, piccole o grandi, pubbliche o private, devono migliorare la comunicazione con i loro stakeholder e cercare di raccontare in modo chiaro le strategie, i successi ottenuti, le difficoltà affrontate. Questo permette di aumentare il “fattore fiducia” che cresce quando si comunicano in modo autentico gli aspetti che contano: bisogna infatti condividere informazioni e dati concreti, ma soprattutto centrali rispetto alla propria attività.
È importante utilizzare un linguaggio semplice che facilita la comprensione e la condivisione della strategia e delle iniziative dell’organizzazione da parte degli stakeholder.
La comunicazione con gli stakeholder deve essere un processo dinamico che parte dall’ascolto e si sviluppa tenendo in considerazione la trasformazione degli scenari e delle esigenze dei diversi portatori di interesse.
“Andare oltre” significa dunque affrontare la sostenibilità come un percorso concreto di trasformazione, che coinvolge non soltanto le singole organizzazioni ma l’intero sistema di relazioni nel quale imprese, Terzo Settore, istituzioni, comunità e cittadini sono chiamati a confrontarsi e collaborare. In questa prospettiva, la capacità di generare valore non può essere separata da quella di dimostrarlo, misurarlo e raccontarlo con trasparenza.
La fiducia diventa così una risorsa decisiva: si costruisce nel tempo attraverso l’ascolto, la coerenza, la condivisione di dati concreti e una comunicazione autentica, capace di riconoscere tanto i risultati quanto le difficoltà. È una sfida che richiede meno attenzione alle dichiarazioni e maggiore capacità di leggere gli effetti reali delle proprie scelte.
Ed è anche la direzione indicata dal Salone della CSR 2026: creare occasioni di confronto e connessione affinché la sostenibilità possa continuare a evolvere da impegno dichiarato a pratica condivisa, capace di produrre cambiamenti positivi per le persone, le organizzazioni e il pianeta.
Per consultare il programma completo del Salone della CSR e dell'innovazione sociale 2026 e partecipare agli eventi in calendario, è possibile visitare il sito ufficiale
Rossella Sobrero. Da oltre 20 anni si occupa di comunicazione sociale e di CSR. Nel 2002 fonda Koinètica, prima realtà in Italia dedicata in modo esclusivo alla responsabilità sociale d'impresa. Dal 2005 organizza manifestazioni di rilievo nazionale, tra cui Il Salone della CSR e dell’innovazione sociale, il più importante evento in Italia dedicato alla sostenibilità. Nel 2015 crea la rete CSRnatives, un network di studenti universitari e neolaureati appassionati di sostenibilità che ad oggi conta oltre 600 membri. Docente di Comunicazione pubblica e sociale all’Università degli Studi di Milano e di Marketing non convenzionale all’Università Cattolica di Milano. È autrice di numerosi libri, tra cui il più recente “Pericolo socialwashing. Comunicare l'impegno sociale tra opportunità e rischi” (Egea, 2024).
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