Green LaMiS: la vera innovazione va oltre gli strumenti
Foto di A.Rahmat MN su Unsplash

Green LaMiS: la vera innovazione va oltre gli strumenti

di Antonella Tagliabue

 

Green LaMiS (Greening the Last Mile of Social Service Delivery) è un progetto Interreg Central Europe che rende più sostenibile l'ultimo miglio dei servizi sociali domiciliari, ovvero gli spostamenti quotidiani di caregiver e operatori che raggiungono a casa anziani, persone con disabilità e famiglie in difficoltà.

Un tool che calcola le emissioni di CO2. Un algoritmo che ottimizza i percorsi. Un'auto elettrica condivisa al posto di una flotta di proprietà. Sulla carta, il progetto è una storia di tecnologia applicata alla mobilità dei servizi di cura domiciliare in tre territori europei: Bergamo, Klis (Croazia) e Szombathely (Ungheria). Ma la sperimentazione condotta in questi mesi racconta soprattutto un'altra cosa, altrettanto importante: nessuno di questi strumenti funziona davvero se non c'è, dietro, una comunità che li adotta, una formazione che li rende accessibili a tutti e una disponibilità ad imparare, passo dopo passo, che li tiene vivi nel tempo.

 

Perché serve fare comunità

Il primo dato che emerge dai tre pilota è che la tecnologia, da sola, non trasferisce nulla: è la comunità che si costruisce attorno a essa a fare la differenza. Uno stesso strumento di misurazione dell'impronta di carbonio, uno stesso set di indicatori, sono stati applicati a tre contesti profondamente diversi tra loro: un'area urbana densa come Bergamo, un territorio collinare e disperso come Klis, una città di medie dimensioni come Szombathely. È stato possibile confrontare i risultati, e imparare gli uni dagli altri, perché i tre partner hanno scelto di misurarsi con lo stesso metro: una scelta di comunità prima ancora che tecnica, che significa condividere dati, mettersi a confronto, crescere insieme invece di procedere isolati.

Del resto, i modelli di car sharing più promettenti non sono quelli rivolti al singolo utente anonimo, ma quelli costruiti dentro comunità già coese, come un condominio, una comunità energetica rinnovabile o un quartiere, dove condividere un'auto rafforza un legame che esiste già. È la stessa logica, in fondo, che tiene insieme una rete di caregiver, operatori sociali e volontari che ogni giorno si dividono lo stesso territorio, le stesse strade, le stesse persone da raggiungere: un servizio di cura funziona meglio quando chi lo eroga si sente parte di una rete, non un fornitore isolato.

 

Perché serve educare

Il secondo dato riguarda le persone che questi strumenti sono chiamate a usare ogni giorno. A Klis, gli operatori del servizio di assistenza domiciliare sono in larga parte donne di mezza età o anziane, con una lunga esperienza professionale sul campo e, in alcuni casi, competenze digitali ancora da consolidare. Introdurre strumenti come la pianificazione digitale dei percorsi o la rendicontazione chilometrica ha funzionato proprio perché accompagnato da un percorso di formazione graduale, costruito sulle persone reali che lo avrebbero usato, valorizzando la loro esperienza sul campo invece di sostituirla.

È la stessa logica che ha ispirato il corso online gratuito svoltosi nel mese di settembre, pensato non per addetti ai lavori ma per cittadini, amministrazioni e stakeholder locali delle tre città, senza necessità di competenze tecniche pregresse, tenuto in inglese con sottotitoli in croato, ungherese e italiano proprio per rendere i contenuti accessibili a tutti, al di là delle barriere linguistiche e tecniche. Un algoritmo di ottimizzazione dei percorsi, per quanto potente, diventa davvero utile solo quando qualcuno lo traduce in un linguaggio comprensibile a chi materialmente lo userà: un coordinatore di cooperativa, un piccolo comune, un operatore che conosce a memoria quali strade evitare alle otto del mattino.

 

Perché serve imparare, un passo alla volta

Il terzo dato è che le difficoltà incontrate lungo il percorso si sono trasformate, una dopo l'altra, in occasioni di miglioramento. A Bergamo, un cambio imprevisto nella filiera dei fornitori ha richiesto di rivedere in corsa flotta e monitoraggio: una sfida che ha confermato quanto sia importante costruire fin dall'inizio processi flessibili. A Szombathely, l'acquisto del veicolo elettrico ha richiesto più tornate di gara pubblica prima di andare a buon fine: una lezione preziosa su quanto le procedure amministrative, ancor più della tecnologia, richiedano tempi da mettere in conto fin dalla progettazione.

Anche sul piano tecnico, l'apprendimento più utile è arrivato da un limite condiviso apertamente durante il corso: gli strumenti di ottimizzazione dei percorsi per più veicoli e più operatori esistono, ma sono oggi per lo più a pagamento o pensati per chi sa programmare, non ancora per un piccolo ente locale o una cooperativa sociale. Dirlo con chiarezza, invece di promettere soluzioni non ancora disponibili, ha permesso al progetto di investire da subito in ciò che davvero serve: formazione, community building tra pari, monitoraggio costante dei propri numeri.
Ed è proprio questo approccio, passo dopo passo, ad aver già dato risultati concreti: a Klis, il primo confronto tra i dati raccolti prima e dopo l'introduzione dei veicoli elettrici mostra una riduzione delle emissioni di circa il 24% rispetto alla situazione di partenza. È la prova che comunità, formazione e apprendimento continuo non sono un esercizio teorico, ma producono un impatto reale e misurabile.

 

Una visione che guarda oltre i tre pilota

Green LaMiS non è mai stato pensato come un progetto chiuso in tre città. Fin dall'inizio, l'obiettivo è stato dimostrare che rendere più verde la mobilità dei servizi di cura non è soltanto una misura ambientale: è insieme un miglioramento della qualità della cura, un progresso per la mobilità urbana e un'azione concreta per il clima, tre benefici ottenuti con un solo investimento coordinato.

È una visione che il progetto sta già traducendo in strumenti destinati a durare oltre la sua conclusione: un toolkit di formazione per il personale tecnico di altri comuni, piani di mobilità integrata pensati per essere inseriti nella pianificazione urbana ordinaria, e raccomandazioni di policy rivolte ad amministrazioni locali, regionali ed europee. L'ambizione è che Bergamo, Klis e Szombathely diventino il punto di partenza, non il punto di arrivo, di una comunità di pratica capace di continuare a crescere e a imparare ben oltre la durata del progetto.

 

Una comunità che impara insieme

Se si guarda ai tre pilota nel loro insieme, il filo che li tiene uniti non è un algoritmo né un veicolo, ma un metodo: misurare con lo stesso strumento per potersi confrontare, formare le persone reali che useranno le soluzioni prima di pretendere che le adottino, e trattare ogni imprevisto come materiale prezioso da cui imparare insieme, apertamente. È una lezione che vale ben oltre la mobilità sostenibile: qualunque innovazione sociale, per attecchire davvero in un territorio, ha bisogno tanto di una buona tecnologia quanto di una comunità disposta a costruirla, formarsi e crescere insieme.

 

 

Green LaMiS greening the last mile of public home services delivery è un progetto finanziato dal programma Interreg CENTRAL EUROPE 2021-2027 è gestito da un consorzio di organizzazioni da: Italia (Fondazione Politecnico di Milano – Lead Partner; Consorzio Nazionale CGM; Comune di Bergamo), Ungheria (Westpannon Regional and Economic Development Public Nonprofit Ltd; Municipality of Szombathely City with County Rights; Institute for Computer Science and Control), Germania (Università of Passau) e Croazia (Eupolis Group Ltd; Municipality of Klis), mettendo a sistema il mondo della ricerca, delle cooperative, dello sviluppo territoriale e degli Enti Pubblici Territoriali. https://www.interreg-central.eu/projects/green-lamis/

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