Il terzo tempo che abbiamo saltato. Le Giornate di Bertinoro 2026 e la necessità di tornare movimento

Il terzo tempo che abbiamo saltato. Le Giornate di Bertinoro 2026 e la necessità di tornare movimento

di Paolo Venturi

 

Che cosa succede quando le risposte che conosciamo non bastano più? Quando i bisogni crescono più in fretta dei servizi, quando un italiano su tre non sa se e per chi votare, quando l'estate più calda da quando esistono le misurazioni diventa la nuova normalità? E soprattutto: che cosa succede quando a queste domande rispondiamo facendo, con impegno e competenza, le stesse cose di prima? Siamo abituati a partire dalla diagnosi. Ma la diagnosi, da sola, rischia di diventare un genere letterario: descrive con precisione crescente un malessere che poi nessuno cura. Il passaggio che serve oggi è dalla diagnosi alla terapia. E la terapia non passa soltanto da una razionalità economica migliore, quella che ottimizza, misura ed efficienta. Passa da una razionalità sociale, che si chiede per chi e per che cosa si produce valore, e chi partecipa a deciderlo.


Adattarsi non basta

Non viviamo un'epoca di cambiamenti, ma un cambio d'epoca. Democrazia, ambiente, intelligenza artificiale, abitare, demografia: insieme, queste transizioni producono una discontinuità. Di fronte alla discontinuità la tentazione è adattarsi: ridurre i danni, resistere, aggiustare. È comprensibile, ma non basta. Chi si adatta sopravvive al cambiamento; non lo orienta. E allora? La storia dell'economia sociale offre una risposta. Mutuo soccorso, cooperative, casse rurali, volontariato, cooperative sociali non sono nate da un piano né da un adempimento. Sono nate da un immaginario, e quell'immaginario aveva due sorgenti: il desiderio di una vita più giusta e la risposta, sempre più urgente, a bisogni che nessuno soddisfaceva. Perché si agisce davvero, in modo trasformativo, solo quando l'azione è legata a uno scopo. Senza scopo si esegue; con uno scopo si cambia.


Il terzo tempo che abbiamo saltato

Dieci anni fa la riforma del Terzo settore ha aperto una stagione nuova. È stata una conquista necessaria che ha dato identità, riconoscimento e strumenti a un mondo che per decenni era stato considerato residuale. Ma una riforma è un punto di partenza, non un punto d'arrivo, e oggi serve un salto ulteriore, che non potrà essere guidato dalla compliance. Dovrà essere guidato dalle aspirazioni delle nuove generazioni, che non si mobilitano per un registro o per una forma giuridica, ma per un'idea di mondo desiderabile. C'è una lettura, forse scomoda, del decennio alle nostre spalle. Abbiamo fatto molte cose corrette, ma spesso, con cura e competenza, abbiamo replicato lo status quo. Dopo il primo tempo, quello della nascita, e il secondo, quello del riconoscimento e del consolidamento, abbiamo saltato il terzo: quello della trasformazione. Lo si vede in una stanchezza diffusa, in una sindrome da basse aspettative che cresce proprio mentre crescono i bisogni. Quando ci si aspetta poco, si rischia poco; e quando si rischia poco, non cambia nulla.

Le sfide che abbiamo davanti non si risolvono con una soluzione, ma con una trasformazione. La democrazia chiede luoghi in cui il potere si condivide davvero. L'ambiente chiede economie di luogo e comunità capaci di governare la transizione invece di subirla. L'intelligenza artificiale chiede che dati e infrastrutture diventino beni comuni. L'abitare chiede case e quartieri che tornino a essere spazi di relazione. La demografia chiede di rimettere al centro la vita buona, per chi nasce e per chi invecchia. Nessun attore può progettarla da solo: va immaginata, anche tra diversi, e perseguita con una postura imprenditoriale e coraggiosa.

È tornato il tempo di sbagliare, non per superficialità, ma perché chi prova strade nuove si prende dei rischi, e chi si prende dei rischi a volte sbaglia. Un sistema che non sbaglia mai è un sistema che non sta cercando niente di nuovo. Per questo serve tornare movimento: non una lobby, non un cartello, ma un immaginario condiviso che diventa pratica. Un movimento capace di tenere insieme cooperative, associazioni, imprese, fondazioni, amministrazioni, università, e soprattutto chi arriva.


Due giorni per immaginare il cambiamento

Le Giornate di Bertinoro 2026, il 9 e 10 ottobre, nascono da questa urgenza. Il filo si chiama ImmaginAzioni: immaginazione che si fa azione. Si parte dal potere di immaginare le istituzioni per entrare subito nel cuore della tesi: il terzo tempo, le istituzioni come entità politiche e trasformative. Si prova a contare ciò che non si vede, cioè fiducia, cura e coesione, perché ciò che non si misura rischia di non esistere nelle scelte pubbliche. Con le reti della cura, dell'associazionismo, della cooperazione e della cultura ci si chiede come le pratiche diventano immaginario. E si riparte dall'educazione, perché educare al possibile è la sorgente di ogni nuovo immaginario.

Il secondo giorno è dedicato alla giustizia contributiva, tra dono, impresa e intelligenza artificiale, alle idee dei giovani e all'Europa come orizzonte della prossima stagione. Quarantacinque voci e duecentocinquanta persone dentro la Rocca.


Un luogo offerto all'inatteso

Chi conosce le Giornate lo sa: non sono un convegno. Sono un evento, un fatto sociale il cui valore dipende dalle relazioni che si intrecciano e da ciò che nessuno aveva previsto. Tutti noi siamo impegnati a organizzarle al meglio, ma sappiamo che la parte più preziosa non si può programmare. Montale ci ha lasciato un'intuizione: è nell'imprevisto che si nasconde la speranza. Da venticinque edizioni Bertinoro è questo, un luogo offerto all'inatteso. Vi aspettiamo per la ventiseiesima.

 

Paolo Venturi. Direttore di AICCON Research Center, Centro Studi sull'Economia Sociale promosso dall’Università di Bologna. Docente di imprenditorialità e innovazione sociale presso l’Università di Bologna. Componente del gruppo di lavoro ministeriale per la riforma del Terzo Settore e per la realizzazione del Piano Italiano sull’Economia Sociale. Svolge attività di advisory scientifica per fondazioni, centri di ricerca, istituti di credito e pubbliche amministrazioni. Collabora stabilmente con Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera, Avvenire e Vita Non Profit.

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