“Misuriamo l'intangibile”. Il governo del cambiamento in scena: una metodologia per guidare il futuro
Foto di Max Böhme su Unsplash

“Misuriamo l'intangibile”. Il governo del cambiamento in scena: una metodologia per guidare il futuro

Testo a cura di DialogicaLab

 

«The greatest danger in times of turbulence is not the turbulence,
it is to act with yesterday’s logic -

Il pericolo più grande in tempi di turbolenza non è la turbolenza,
ma agire con la logica di ieri»
— Peter Drucker

 

Le luci in sala si abbassano. Sul palco, il sipario si apre per un’ultima volta: va in scena il governo del cambiamento.

Change management e policymaking, alla regia, guideranno con determinazione i protagonisti dell'ultimo atto della nostra storia: i dati testuali interattivi. Esatto, ancora loro. Dargli valore significa rendere il linguaggio – quell’Intangibile che è stato cuore pulsante del nostro spettacolo fin dall'inizio - uno strumento vivo, in grado di dar forma alla comunità umana nelle sue infinite sfaccettature e di permettere di prendere decisioni, basandosi su dati scientifici.

Ogni passo affrontato finora è stato un tassello di quella mappa che è necessario consultare per poter governare il cambiamento. Ma come in ogni grande storia, c’è bisogno della chiave per coglierne il senso d’insieme. Dunque ora, giunti alla scena finale, non si tratta più solo di riunire i frammenti, bensì di scegliere il passo successivo.

La lente d’ingrandimento che da principio vi abbiamo proposto di utilizzare per analizzare e misurare la comunità, è quella interattiva, che parte dall’osservazione delle modalità discorsive usate dai membri della comunità per misurare quanto esse contribuiscono alla sua coesione. Osserviamo come ciascuno contribuisce, in modo interattivo, all'uso delle risorse orientato alla conservazione della nostra specie, e come questo processo generi innovazione e cambiamento per affrontare l'incertezza del futuro.

Ecco allora la domanda di questo ultimo atto: se il linguaggio è sia strumento di osservazione della comunità che ciò che la costituisce, quale metodo ci consente di utilizzarlo per anticipare il futuro e guidare il cambiamento? La metodologia che trasforma la misura delle interazioni in una bussola per il domani è il nostro congedo e al contempo un arrivederci, a presto sulle scene in cui potremo incontrarci.

Abbiamo già parlato di contributo interattivo, descrivendo un preciso modo di osservare la comunità di cui abbiamo disseminato tasselli all'interno dei vari atti della nostra storia: la comunità concepita e studiata come intreccio di interazioni, che danno forma al suo grado di coesione. Ogni attore che interagisce dentro ciò che chiamiamo “comunità” può essere concepito come Communityholder, portatore di interazioni e di contributi che lo rendono risorsa per un lavoro di squadra verso la coesione.
Non c’è nulla di astratto in tutto ciò: nella metafora teatrale, il Communityholder sarebbe quell’attore che, padrone dell’intera sceneggiatura, è in grado di contribuire alla riuscita dello spettacolo insieme a tutta la compagnia teatrale. Un approccio molto diverso da quello dall'attore che, al contrario, conosce solo le proprie battute e si preoccupa esclusivamente della propria performance.

È chiaro, a questo punto della storia, che governare le interazioni della comunità può rendere ognuno risorsa per gestire le criticità, o viceversa ostacolo alla gestione condivisa dei problemi. E se il futuro è a monte, nelle scelte di gestione dei problemi che incontriamo, serve allora dotarsi di un metodo che guidi un policymaking nel promuovere una comunità competente per gestire co-responsabilmente i temi che la riguardano. La domanda è: quale usare? Come scegliere di interagire per gestire le criticità che CI riguardano?

È proprio su questi presupposti che si basa il Communityholder Engagement® (CHE®), una metodologia per la promozione di una comunità competente nel gestire co-responsabilmente i temi che la riguardano, tramite il coinvolgimento di coloro che interagiscono nello spazio comunitario che si sceglie di osservare/promuovere. Ma quali sono i passaggi salienti di tale metodologia?

Il CHE® considera la partecipazione una strategia, e non un obiettivo di per sé. A fare da riferimento, è il faro della promozione della coesione della comunità. Dunque, come andare in quella direzione? Focus centrale diventa promuovere una contribuzione di tutti gli interagenti da risorse, dunque da portatori di contributi utili al perseguimento di obiettivi comuni e necessari per la gestione delle criticità.
Il contribuire passa attraverso l’interagire, ovvero attraverso il produrre dati testuali che possono, nell’interazione con gli altri dati testuali che si producono, favorire o meno la costruzione di un testo condiviso, in cui ciascuno può riconoscersi non solo rispetto alla propria parte, bensì all’intero copione.

 

Ecco perché la costruzione di policy e scelte condivise, e di assetti di governance strategici, passano dalla misura e dal governo dei dati testuali che si producono in un certo spazio comunitario, sia esso un condominio, un quartiere, un’impresa, un intero Paese. E pure la comunità umana tutta

 

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Foto di KE ATLAS su Unsplash

Per orientare le nostre scelte, il dato testuale non può limitarsi al “dare voce alle opinioni di tutti”, ma può spingersi all’osservazione, alla raccolta e alla misura dei modi di interagire degli esseri umani, e alla promozione del cambiamento necessario per orientarli agli obiettivi comuni. Non è dunque solo il cosa vede ciascuno quanto piuttosto il come ciascuno porta ciò che vede a facilitare o allontanare dalla possibilità di costruire soluzioni condivise.

Questo è proprio ciò che la metodologia del Communityholder Engagement® si chiede: quale dato testuale serve per osservare a che punto si trova la comunità? Come generare un dato utile a promuovere modalità discorsive di responsabilità condivisa? Il CHE® non parte dunque dal presupposto che i dati esistano di per sé e che basti raccoglierli, ma considera la necessità di generarli, come se questi fossero le battute di una sceneggiatura teatrale.

Partiamo da una domanda: “Cosa ne pensi?”. Se rivolta ad un singolo soggetto, questo ci darà il suo punto di vista; se rivolta a più soggetti, si andranno a generare molteplici punti di vista, non necessariamente orientati a contribuire alla costruzione di sceneggiature condivise. Se però la domanda fosse “Come puoi contribuire allo sviluppo della sceneggiatura?”, il soggetto a cui verrà rivolta esprimerà comunque il suo punto di vista, ma avrà anche la possibilità di orientarsi verso la stesura di un copione condiviso, aprendo l'opzione di valutare insieme se un determinato modo di “dire la battuta” non contribuisca efficacemente alla costruzione collettiva.

 

Quindi: abbiamo una metodologia che, attraverso la generazione del dato testuale di misura delle interazioni, ci orienta a gestire in corresponsabilità le criticità che si generano. Ma, in pratica, cosa vuol dire?

 

Un concreto esempio applicativo del Communityholder Engagement® è stato realizzato all’interno del bando di Fondazione Cariplo “Riprogettiamo il futuro”, nella collaborazione tra DialogicaLab e Avalon. L’organizzazione si è trovata a interrogarsi sulle criticità interne, e su come potersi riprogettare: i momenti critici delle organizzazioni come Avalon possono aprire a crescita e sviluppo, quando gestite in modo condiviso.

Le scelte da intraprendere per evolversi, anche modificando alcuni assetti organizzativi interni, sono una sfida affrontabile in molti modi diversi. Anche un’impresa è una comunità: chi vi partecipa è al tempo stesso “portatore di interessi” e “portatore di contributi”. Come sollecitare il contributo dei suoi membri affinché l’interesse condiviso includa anche i loro interessi? Secondo la metodologia del CHE®, la partecipazione può consentire di stimolare modi di interagire in grado di favorire il contributo di ciascuno rispetto alla traccia comune.

Nella fase iniziale del percorso, i dati testuali interattivi raccolti tramite l'applicazione del Network Cohesion Index a tutti i ruoli che appartengono all’organizzazione e contribuiscono al suo sviluppo, hanno permesso di mappare le interazioni organizzative e condividere le esigenze di cambiamento, con l'obiettivo di orientare la governance aziendale alla promozione del lavoro di squadra. Avalon sta ora investendo nel capacity building, nello sviluppo di competenze trasversali e nella definizione di un modello di governance basato su obiettivi e responsabilità condivise, a partire dalla conoscenza scientifica offerta dai dati testuali interattivi generati.

 

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Foto di dylan nolte su Unsplash 

 

Questo esempio di change management data-driven introduce all'interno dello spettacolo dell’Intangibile un ultimo personaggio, elemento fondamentale nella metodologia Communityholder Engagement® per generare il dato e promuovere cambiamento e innovazione: la domanda.

La formulazione delle domande che poniamo alla comunità può cambiare il modo in cui la comunità stessa si trasforma, orientando la direzione di quel cambiamento. Muta infatti il testo di risposta (ovvero le modalità discorsive), orientato più o meno all’obiettivo comune. Domande come “Che errore è stato fatto?”, “Chi ha la colpa/chi è il responsabile?”, “Come risolvo le conseguenze su di me di ciò che è accaduto?” rendono ogni personaggio della storia della comunità più fermo nella posizione, dentro il cerchio fisso della spotlight sul palco del teatro.
Quando invece cominciamo a chiederci “Cosa sta succedendo?”, “Quali criteri possiamo usare per valutare la situazione?”, “Come posso contribuire a gestire questo problema?”, “Quali possibilità abbiamo e come potrebbero svilupparsi nel futuro?”, le luci dei fari di vari personaggi iniziano a muoversi, espandersi, incrociarsi con quelle di altri sul palco della comunità, creando nuovi giochi ed intrecci di luci.

La domanda – quella che ci fanno gli altri, e quella che ci facciamo da soli - ci aiuta a cambiare le regole interattive della realtà che creiamo, come se fosse la regista della nostra pièce teatrale, per renderla coesa e sostenibile.

Vi ricordate la storia dei saggi e dell’elefante che ha dato inizio al nostro viaggio insieme? Ci ha mostrato come l’interazione non si fermi mai, e come ogni nuova osservazione e misura del linguaggio apra a nuove possibilità di sviluppo e trasformazione delle regole della realtà.
Ecco allora dove sta la possibilità di scelta: grazie alla misura dell’Intangibile – di ciò che non si percepisce, ma si può osservare e misurare - e ai dati testuali interattivi che descrivono la realtà costruita attraverso le interazioni e le domande che ci poniamo, la comunità non si trova mai alla fine di una storia, ma all’inizio di un nuovo atto di trasformazione.

Se governate attraverso un metodo di gestione delle interazioni, le criticità diventano occasioni per porsi nuove domande e darsi nuove direzioni di coesione, sviluppo e innovazione, per la conservazione della specie umana.
Il sipario si chiude, ma la scena resta aperta. Se ogni interazione è una scelta, quale domanda sceglieremo di porci per costruire il nostro futuro? È da qui che inizia il prossimo atto.

 

Vuoi saperne di più sul tema del Communityholder Engagement®? Approfondisci qui

 

 

 

 

DialogicaLab. "Siamo Architetti dell’interazione umana e progettisti del cambiamento. Il nostro obiettivo è rendere Enti Pubblici, organizzazioni private, cittadini più competenti nell’aumentare il proprio impatto positivo sulla comunità di riferimento e nel promuovere la sostenibilità come responsabilità condivisa. Vediamo un mondo in cui la conoscenza diffusa e rigorosa delle interazioni umane consente ai policy maker e ai cittadini di anticipare l’impatto delle proprie scelte e di progettare e gestire comunità più coese, più in salute e più sostenibili".

Impegnata dal 2006 negli ambiti della consulenza, della formazione e della ricerca per l'innovazione di Politiche Sociali e Servizi alle persone, la realtà di DialogicaLab può contare su un team di psicologi, psicoterapeuti, ricercatori per servizi di comunità, formatori ed esperti in comunicazione, costantemente attivi nello sviluppo e nell'applicazione del programma di ricerca della Scienza Dialogica.

 

Per approfondire:

"Misuriamo l'intangibile". Una guida all'osservazione delle interazioni umane

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