“Misuriamo l'intangibile”. Impatto e sostenibilità: come la misura valorizza le risorse
Testo a cura di DialogicaLab
«Le cose sono unite da legami invisibili.
Non puoi cogliere un fiore senza turbare una stella»
Galileo Galilei
Siamo arrivati al settimo appuntamento del nostro viaggio dedicato a comprendere meglio le interazioni umane e il loro valore. Questo percorso ci ha spinto a riflettere su come riconoscerle e utilizzarle al meglio. Ora è il momento di fare un passo ulteriore: capire l’importanza di misurarle con rigore scientifico. Infatti, saper quantificare ciò che sembra intangibile non solo arricchisce la comprensione, ma può anche sbloccare un incredibile potenziale trasformativo, diventando un motore per l’innovazione.
Immaginate dunque di sedervi ad una tavola rotonda, un momento di confronto nato proprio dalle riflessioni, dalle domande e dalle osservazioni che questo percorso, fatto insieme fino a qui, potrebbe aver suscitato in voi. Un’occasione per approfondire, scambiare idee e trovare risposte condivise.
Come applicare i riferimenti teorici offerti per gestire concretamente le sfide delle organizzazioni?
A moderare il dialogo, e ad offrire qualche spunto di risposta, ci sarà ISA di DialogicaLab . Pronti a partecipare? Partiamo!
ISA: Buongiorno a tutti. Oggi sono qui con Giovanna, manager dell’area R&D di una Fondazione di Comunità; Tiziano, responsabile ESG in un’impresa profit; Francesca, presidente di un Consorzio di cooperative sociali; e Lorenzo, Direttore di un Ambito Territoriale Sociale. Oggi parleremo insieme di risorse e di come siano rese tali a partire dal loro grado di contributo alla coesione della comunità.
Per iniziare vi chiedo: quali difficoltà incontrate nelle vostre realtà organizzative, quando si parla di gestione delle risorse?
Tiziano, responsabile ESG in un’impresa profit: «In azienda, parliamo di risorse quando ci riferiamo alle risorse umane e alle risorse economico-finanziarie. Non sempre però quello che riguarda il mondo HR o ciò di cui si occupa il nostro CFO ha a che vedere con la sostenibilità. La sostenibilità è un discorso trasversale, ma delegato ad un ruolo specifico, quello del Sustainability Manager.
Negli ultimi anni abbiamo consolidato una certa attenzione alla sostenibilità ambientale, ponendo attenzione alle nostre scelte di produzione e alle ricadute che queste hanno dal punto di vista dell'ambiente. Probabilmente vediamo più semplice misurare e attestare quanta CO2 in meno abbiamo immesso in atmosfera che non misurare quanto siamo stati sostenibili, ad esempio, dal punto di vista sociale.
Infatti, cosa fa dire che l’assunzione di persone con disabilità genera di per sé un impatto sociale positivo? Potremmo comunque osservare processi di stigmatizzazione ed esclusione costanti. Dunque ci chiediamo: è questione di numeri? Se assumiamo cinque persone con disabilità e un’altra azienda ne assume due, possiamo di fatto attestare un maggior impatto sulla comunità? Il modo con cui poi si promuove una cultura inclusiva, e come ciascun lavoratore (considerando la personalizzazione del percorso lavorativo di ognuno) viene reso “risorsa”, rimane comunque non legato all’indicatore assoluto di per sé. Inoltre, a proposito di numeri, con i nuovi obblighi di reportistica sulla sostenibilità, ci troviamo spesso a lottare per dare un significato concreto agli indicatori».
Francesca, presidente di un Consorzio di cooperative sociali: «Anche noi dobbiamo rendicontare impatto e sostenibilità dei nostri progetti e servizi. Condividiamo che la misura di aspetti sociali e di governance è anche per noi molto più complessa. Le persone non si possono misurare! Possiamo ascoltare i beneficiari e raccogliere la loro soddisfazione, ma questo ha davvero a che fare con l’impatto e la sostenibilità?»
ISA: «Avete entrambi toccato un punto fondamentale: che significato dare a impatto e sostenibilità, e come possiamo davvero misurare ciò che pare intangibile? Senza una definizione condivisa di impatto e sostenibilità, il loro valore varierà a seconda del loro uso. Ecco perché, adoperando i riferimenti della Scienza Dialogica, abbiamo definito l’impatto come l’uso che una comunità fa delle risorse per incrementare la sua coesione. Ricordate la metafora della zuppa di sasso? Dal momento in cui la coesione non è data una volta per tutte, e la comunità continua a interagire, “sostenibilità” è per la Scienza Dialogica ciò che consente di continuare a generare e mantenere nel tempo il valore delle risorse indotto in termini di impatto. La sostenibilità guarda al futuro.
Ma cosa c’entra tutto ciò con le vostre domande? Come Tiziano ha correttamente indicato, ciò che “fa del bene” non genera impatto di per sé, contrariamente a quanto il senso comune potrebbe far pensare. Infatti, la conta numerica degli indicatori non è in grado di dirci abbastanza, se non affiancandola ad una misura del loro valore d’uso all’interno della comunità organizzativa e territoriale».
Tiziano: «Esattamente. Per noi, però, è difficile misurare questo aspetto. Spesso gli indicatori che usiamo non riflettono il vero valore di ciò che facciamo. Come possiamo evitare che diventino solo numeri vuoti?»
ISA: «Andando oltre il contare, ed iniziando a misurare. In quale modo la comunità organizzativa (l’azienda intera o uno specifico team di progetto o servizio) sta interagendo rispetto agli obiettivi della comunità stessa? Riesce a fare di questi obiettivi – il purpose - la sua prima grande risorsa? E tali obiettivi permettono di promuovere una comunità coesa?
Queste non sono domande astratte, né vezzi teorici. Le ricadute sono concrete ed estremamente tangibili. Le misuriamo dai mindset che esprimono i modi di “costruire mondi” più o meno condivisi, e il mindset lo misuriamo dall’analisi dei discorsi che ogni ruolo produce all’interno della comunità che osserviamo, e da come questi discorsi interagiscono tra loro producendo o meno “cultura condivisa” rispetto all’uso delle risorse».

Foto di Mario Gogh su Unsplash
Francesca: «Questo è molto interessante. Noi spesso raccogliamo feedback dai beneficiari, ma non è detto che un progetto ben accolto abbia necessariamente un alto impatto. Come possiamo collegare questi due aspetti?»
ISA: «La voce dei beneficiari è assolutamente utile ad implementare e sviluppare le proposte progettuali e di servizi. Occorre però prestare attenzione: ogni processo valutativo offre dati utili a obiettivi diversi. Potremmo avere beneficiari non pienamente soddisfatti di un progetto che però potrebbe aver avuto un impatto elevato, o viceversa. Se confondiamo gli oggetti di valutazione, penseremo che misurare l’impatto sociale voglia dire raccogliere le voci di tutta una comunità territoriale, o di buona parte della comunità “esterna” al progetto. In tal modo dimentichiamo che la prima comunità è la squadra di progetto, come si muove al suo interno e come usa il progetto per promuovere lo stesso lavoro di squadra anche con i “beneficiari”. Viceversa, se la squadra di progetto si muove secondo logiche erogative-prestazionali, il rischio è di impoverire la comunità piuttosto che promuoverne la coesione».
Giovanna, manager dell’area R&D di una Fondazione di Comunità: «Anche noi come Fondazione abbiamo introdotto da tempo nei nostri bandi la richiesta di valutare l’impatto dei progetti, con checklist di indicatori da utilizzare. Spesso però gli indicatori che forniamo non ci aiutano davvero a prendere decisioni informate sugli investimenti da fare; al contrario, rischiano di essere più nostre interpretazioni o correlazioni illusorie che non effettive valutazioni ex ante dell’impatto potenziale di un progetto. Sarebbe importante avere i dati prima di finanziare i progetti, per non correre il rischio di fare investimenti infruttuosi».
ISA: «Per rispondere, ancoriamoci ancora una volta alla definizione di impatto come orientamento della comunità ad un uso condiviso delle risorse per promuovere coesione. Se la prima comunità di un progetto/servizio/organizzazione è la comunità interna, che poi si allarga a “beneficiari”, clienti, stakeholder, iniziamo a chiederci quali competenze di gestione condivisa delle risorse la comunità di progetto o organizzativa riesce a esprimere. Quanto la cultura d’uso delle risorse è orientata da obiettivi comuni o, all'opposto, quanto è maggiormente collocata sull’interesse personale?
Ecco che allora misurare l’impatto potenziale coincide con due passaggi essenziali. Il primo è verificare l’architettura del progetto/servizio/organizzazione: in che misura essa possiede tutti gli elementi necessari ad orientare la squadra? Ed ancora, in che misura essa offre i riferimenti utili da usare per promuovere impatto e sostenibilità?
Con il secondo passaggio, si misura a che punto siamo con le condizioni di base: l’orientamento della squadra di progetto/organizzativa rispetto all’uso dei riferimenti comuni, e le competenze presenti nell’affrontare criticità presenti o anticipate.
La squadra potrà “allargarsi”, includendo via via altre porzioni di comunità, ma ecco che fin da subito, prima ancora ad esempio che si implementi un progetto o una nuova strategia organizzativa, grazie alla misurazione delle interazioni (ovvero dei modi con cui gli individui costruiscono discorsivamente le possibilità di uso condiviso delle risorse a tutto tondo, siano esse umane, ambientali o economiche, e del loro grado di coesione) sarà possibile disporre dei dati necessari su cui fondare i nostri comuni percorsi e valutare come la comunità interagisce rispetto all’uso delle risorse stesse».
Lorenzo, Direttore di un Ambito Territoriale Sociale: «E come facciamo con quei progetti “fatti con lo stampino”? Quando domandiamo a chi co-progetta insieme a noi quale impatto il progetto potrebbe generare, spesso si citano aspetti generici, sempre uguali, senza dati di misura che ci diano un’idea solida di ciò che potrebbe accadere. E poi il nostro grande problema oggi è che spesso ci manca una visione chiara di come spendere i fondi in modo efficace e sensato. Paradossalmente, se pensiamo ad esempio ai finanziamenti PNRR che molti Ambiti Territoriali Sociali hanno in questo momento a disposizione, non siamo nella condizione di poter dire che “non abbiamo risorse”: piuttosto la sfida è come investirle in modo orientato e condiviso».
ISA: «Dice bene Lorenzo: il nodo critico non è l’assenza o la presenza di risorse, ma un loro uso sostenibile e corresponsabile. Quanto spesso infatti ci capita di ascoltare la difficoltà “a spendere” o a governare le risorse disponibili!
In concreto, solo quando un territorio si dota di dispositivi di governo costanti, facendo in modo che le risorse economiche non siano il punto di partenza ma lo strumento che consente di comporre e ricomporre risposte alle esigenze comunitarie, avremo la possibilità di generare impatto e sostenibilità».

Foto di "My Life Through A Lens" su Unsplash
La sfida della condivisione nell’uso delle risorse, e della misura dell’impatto che da ciò si genera, diventa così la partita in cui le comunità umane giocano per rendere esse stesse le prime risorse nell’interagire verso obiettivi comuni.
Misurare quanto stiamo condividendo della cultura d’uso delle risorse ci consente di costruire strategie specifiche per lavorare al suo sviluppo. Solo con la misura possiamo osservare una medesima realtà e lavorare insieme per cambiarla
Ecco che ISA non è più solo un ruolo immaginario che partecipa ad un Tavolo. A partire dai riferimenti teorici raccontati in questo articolo, ISA diventa un vero e proprio strumento inhouse di misura e valutazione di impatto e sostenibilità, progettato da Dalogicalab.
Impact and Sustainability Assessment (ISA) è un tool di misura e valutazione di impatto e sostenibilità potenziali (prima dell’avvio di un progetto o servizio), effettivi (dopo la sua conclusione) e nel tempo successivo alla conclusione di un progetto, un servizio o un intervento. A partire dal grado di impatto e sostenibilità generabili dal testo delle progettazioni, ISA osserva e misura il grado di competenze espresse dal team che si occupa di implementare quelle stesse progettazioni, contemplando la possibilità che questo si modifichi nella sua composizione, arrivando ad includere e coinvolgere altri ruoli della comunità in cui interviene; misura impatto e sostenibilità a partire dalle modalità interattive impiegate dalla comunità di progetto per generare ed usare le risorse a disposizione, offrendo un dato sulla cultura d’uso generativo delle risorse; osserva quell’intangibile di cui questa rubrica si sta occupando, rendendolo una fonte su cui basare scelte della comunità in merito all'utilizzo delle risorse.
Scopri di più su come applicare l'ISA per misurare e innovare l'impatto e la sostenibilità del tuo progetto o della tua organizzazione
DialogicaLab. "Siamo Architetti dell’interazione umana e progettisti del cambiamento. Il nostro obiettivo è rendere Enti Pubblici, organizzazioni private, cittadini più competenti nell’aumentare il proprio impatto positivo sulla comunità di riferimento e nel promuovere la sostenibilità come responsabilità condivisa. Vediamo un mondo in cui la conoscenza diffusa e rigorosa delle interazioni umane consente ai policy maker e ai cittadini di anticipare l’impatto delle proprie scelte e di progettare e gestire comunità più coese, più in salute e più sostenibili".
Impegnata dal 2006 negli ambiti della consulenza, della formazione e della ricerca per l'innovazione di Politiche Sociali e Servizi alle persone, la realtà di DialogicaLab può contare su un team di psicologi, psicoterapeuti, ricercatori per servizi di comunità, formatori ed esperti in comunicazione, costantemente attivi nello sviluppo e nell'applicazione del programma di ricerca della Scienza Dialogica.
Per approfondire:
"Misuriamo l'intangibile". Una guida all'osservazione delle interazioni umane
Dicono di noi...
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