Lo schema di gioco prima della partita: come nascono alleanze solide tra profit e non profit
Nel dibattito sull'innovazione sociale l'attenzione è spesso concentrata sulla ricerca di nuovi progetti. Vale però la pena partire da un'altra domanda: prima ancora di scegliere quale problema affrontare, è possibile costruire un metodo condiviso che renda più efficaci e durature le collaborazioni tra aziende, fondazioni, istituzioni e organizzazioni del Terzo settore?
È questa la riflessione che ha guidato il workshop "Social & Sustainability: per un'alleanza tra profit e non profit", promosso da ELIS Social Innovation nell'ambito dell'ultima edizione degli Open Innovation Days, dove 25 organizzazioni hanno lavorato a un'ipotesi di governance capace di rendere più stabili e replicabili le partnership tra attori diversi.
La domanda non è secondaria. Ogni anno in Italia nascono decine di collaborazioni tra imprese, fondazioni, enti pubblici e organizzazioni del Terzo settore. Alcune producono risultati concreti, molte altre si esauriscono con la fine dei finanziamenti o rimangono esperienze isolate. A fare la differenza, secondo quanto emerso dal confronto, non è soltanto la qualità dei progetti, ma l'esistenza di un'infrastruttura condivisa che renda la collaborazione un processo stabile e non un esercizio da ricostruire ogni volta da zero.
Lo "schema di gioco" come modello di governance
La risposta individuata dai partecipanti ruota attorno a un concetto semplice: prima dei progetti serve uno "schema di gioco" condiviso. La vera innovazione, secondo l'approccio emerso durante il workshop, non consiste soltanto nell'ideare nuove iniziative, ma nel costruire un modello di collaborazione stabile tra attori diversi, capace di durare oltre il singolo progetto.
Per questo motivo ai partecipanti non è stato chiesto di presentare nuove idee, bensì di mettere a disposizione ciò che ciascuna organizzazione può offrire concretamente: competenze manageriali, capacità di acquisto e accesso alle filiere, risorse economiche, esperienza sul campo, relazioni con le comunità, modelli già sperimentati, capacità di coordinamento e una visione sistemica. La convinzione condivisa è che la qualità delle idee abbia lo stesso valore della capacità di trasformarle in collaborazioni operative.
Da qui nasce il parallelismo con lo sport. Prima dell'inizio di una partita nessuno mette in discussione le regole del gioco: ruoli, responsabilità, campo e modalità di svolgimento sono già definiti. Allo stesso modo, il modello immaginato durante gli Open Innovation Days punta a stabilire in anticipo come aziende, fondazioni, istituzioni e organizzazioni del Terzo settore prendono decisioni insieme, condividono risorse, misurano l'impatto e garantiscono continuità alle partnership.
Un'infrastruttura replicabile per affrontare sfide diverse
Le applicazioni possono riguardare ambiti molto diversi, dall'occupazione giovanile alla povertà educativa, dalla silver economy alla rigenerazione urbana, fino all'economia carceraria. Ciò che dovrebbe garantire stabilità non è il singolo progetto, ma il metodo con cui gli attori collaborano, rendendo ogni nuova iniziativa replicabile su basi già condivise.
Questo approccio rappresenta un cambio di prospettiva rispetto a molte esperienze di innovazione sociale degli ultimi anni, tradizionalmente concentrate sulla ricerca di nuovi progetti. L'ipotesi sviluppata agli Open Innovation Days propone invece di costruire prima un'infrastruttura della collaborazione e solo successivamente individuare la sfida sociale su cui intervenire.
Se il metodo si dimostrerà efficace, la stessa architettura potrà essere applicata a contesti differenti, riducendo i tempi di attivazione, rafforzando la fiducia tra i partner e facilitando la diffusione delle esperienze di successo
7-8 ottobre 2026: il primo banco di prova
Il gruppo di lavoro ha deciso di trasformare questa intuizione in un primo modello operativo. Nelle prossime settimane saranno definiti il perimetro della governance, i ruoli dei diversi attori, gli indicatori condivisi di impatto, la mappatura delle iniziative già esistenti per evitare duplicazioni e il soggetto incaricato di garantire continuità al lavoro comune.
Il primo banco di prova sarà il Social Innovation Roadshow, in programma il 7 e 8 ottobre nel Rione Sanità di Napoli, dove sarà verificata la capacità dello schema di gioco elaborato durante gli Open Innovation Days di sostenere una collaborazione concreta attorno a una specifica sfida sociale.
Nel frattempo, ELIS Social Innovation continuerà a sviluppare questo approccio attraverso i programmi Includere per Crescere, Social Innovation Trail, IMPULSO e Foundation Open Factory, individuati come laboratori nei quali sperimentare e consolidare il modello.
L'idea alla base dell'iniziativa è che la vera sfida dell'innovazione sociale non sia soltanto individuare nuove progettualità, ma costruire le condizioni perché organizzazioni diverse possano collaborare in modo stabile. Se sfide, territori e progetti cambiano nel tempo, uno schema di gioco condiviso potrebbe diventare l'infrastruttura su cui far crescere le collaborazioni del futuro.
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