Social Innovation Trail 2026: l’AI come infrastruttura di policy per l’innovazione sociale
Con l'evento di KickOff nazionale del 23 aprile, ospitato presso la sede ELIS di Villa Fassini a Roma, prende il via la seconda edizione di Social Innovation Trail (SIT), il programma promosso da ELIS in collaborazione con AICCON Research Centre e con il supporto di UniCredit.
L’iniziativa si colloca in uno spazio sempre più rilevante per chi opera nel policy making: quello dell’integrazione tra innovazione tecnologica, capacità istituzionale e infrastrutturazione sociale dei territori. In questo senso, SIT si propone non solo come programma di accompagnamento progettuale, ma come dispositivo abilitante per la costruzione di ecosistemi territoriali orientati all’impatto.
Dalla sperimentazione alla costruzione di infrastrutture sociali
Rispetto alla prima edizione, Social Innovation Trail evolve in modo significativo. Se inizialmente l’attenzione era focalizzata sul supporto a singole progettualità, oggi il programma punta esplicitamente alla costruzione di infrastrutture sociali territoriali, capaci di generare impatti duraturi e scalabili.
Questo passaggio è particolarmente rilevante in chiave di policy: implica infatti uno spostamento da logiche progettuali episodiche a modelli sistemici, in cui il Terzo Settore diventa attore stabile nella co-produzione di valore pubblico.
I numeri della prima edizione offrono una base concreta: 30 organizzazioni coinvolte e 7 progettualità ad alto impatto sociale sviluppate su scala nazionale. Un risultato che evidenzia la possibilità di mettere a sistema competenze, bisogni locali e collaborazione tra profit e non profit, generando soluzioni concrete, sostenibili e replicabili.
AI for Good: da tecnologia abilitante a leva di policy
Il cuore della nuova edizione è rappresentato dal paradigma AI for Good, che viene qui declinato in una prospettiva operativa e non meramente dichiarativa. L’Intelligenza Artificiale è intesa come leva strategica per rafforzare l’efficacia delle politiche sociali, migliorare la qualità dei servizi e sostenere modelli organizzativi più resilienti.
“L’innovazione sociale oggi richiede un cambio di paradigma: andare oltre il finanziamento dei singoli progetti e assumersi insieme la responsabilità del futuro di un territorio. Vuol dire costruire ecosistemi di impatto, non iniziative isolate, attivando competenze, tecnologia e alleanze strategiche. Un territorio che attiva non si limita a rappresentare le proprie eccellenze, ma crea le condizioni perché generino valore nel tempo. Con Social Innovation Trail accompagniamo questo passaggio, usando anche l’AI for Good come leva concreta per rendere l’impatto più sostenibile, scalabile e aderente ai bisogni reali”, dichiara Luciano De Propris, Direttore ELIS Open Innovation.
Per i decisori pubblici e gli attori del policy making, il punto centrale è il modo in cui SIT struttura l’adozione tecnologica lungo tre direttrici:
- consapevolezza, ovvero l’allineamento tra soluzioni tecnologiche e bisogni reali di comunità e territori;
- eticità, con particolare attenzione alla governance dei dati e all’inclusione;
- orientamento al valore, inteso come capacità di generare impatti sociali misurabili e sostenibili.
In questa prospettiva, l’innovazione tecnologica smette di essere un fattore esogeno e diventa parte integrante delle infrastrutture di comunità, contribuendo a ridurre – anziché ampliare – i divari territoriali e sociali.
“Il digitale deve avere una vocazione inclusiva: non può accontentarsi di funzionare ma deve mettere in moto il territorio al fine di promuovere nuove economie ad impatto sociale, ossia sistemico”, afferma Paolo Venturi, Direttore AICCON Research Center.
Un percorso strutturato tra selezione, co-design e finanza per l’impatto
L'edizione 2026 di SIT si articola in tre fasi, che riflettono una logica sempre più diffusa anche nelle politiche pubbliche orientate all’innovazione: integrazione tra selezione competitiva, accompagnamento progettuale e accesso a capitali.
Durante la prima fase di selezione (23 aprile – 15 giugno 2026) i sette Comitati Territoriali coinvolti avranno un ruolo attivo nello scouting di progettualità sul proprio territorio di riferimento; queste saranno poi valutate sulla base di criteri quali impatto, coerenza con i bisogni locali e utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.
Segue una fase di co-design (23 giugno – 23 ottobre 2026), in cui le progettualità selezionate accederanno al Social Co-Innovation Lab per sviluppare, al fianco di advisor e partner, un Social Business Plan solido sotto il profilo economico, tecnologico e di governance.
Infine, il percorso culmina tra il 24 ottobre 2026 e il 31 gennaio 2027: i finalisti rafforzeranno la propria capacità di presentazione verso investitori, fondazioni e aziende grazie ad un percorso di Investor Pitch Lab, che ne valorizzerà attrattività e posizionamento.
SIT 2026 vedrà la sua conclusione nel Social Investor Day, momento chiave in cui le progettualità verranno presentate pubblicamente e potranno accedere a opportunità di finanziamento e scale-up.
Questa architettura evidenzia un elemento cruciale per il policy making: la crescente ibridazione tra strumenti di politica industriale, innovazione sociale e finanza per l’impatto.
Verso un ecosistema integrato di innovazione sociale
Social Innovation Trail 2026 si configura quindi come un laboratorio avanzato per la costruzione di un ecosistema di innovazione sociale ad alto impatto, in cui attori diversi – Terzo Settore, imprese, finanza e centri di competenza – convergono nella costruzione di valore condiviso.
Per i professionisti delle politiche pubbliche, l’interesse non risiede solo nei singoli progetti, ma nel modello sottostante: un approccio che integra empowerment organizzativo, trasformazione digitale e sviluppo territoriale.
“Con Social Innovation Trail vogliamo accompagnare il Terzo Settore lungo un percorso di crescita concreta e sostenibile. L’innovazione sociale oggi passa anche dall’intelligenza artificiale: strumenti che, se usati con responsabilità, possono aiutare le organizzazioni a leggere meglio i bisogni delle comunità, misurare l’impatto e utilizzare le risorse in modo più efficace. Attraverso un approccio impact driven, il programma punta a generare progetti solidi, scalabili e realmente finanziabili, capaci di attrarre investitori sociali. In UniCredit crediamo che il nostro ruolo sia unire competenze finanziarie, tecnologia e visione sociale per generare un cambiamento reale e duraturo”, conclude Stefano Gallo, Responsabile Territorial Development UniCredit.
Di fronte a transizioni complesse e a richieste di innovazione istituzionale sempre più urgenti, iniziative come SIT offrono indicazioni operative su come progettare politiche capaci di attivare risorse diffuse, valorizzare le competenze locali e orientare la tecnologia verso finalità di interesse generale.
La sfida, ora, è comprendere in che misura questi modelli possano essere scalati e incorporati stabilmente nei framework di policy, contribuendo a ridefinire il ruolo del Terzo Settore come infrastruttura strategica per lo sviluppo.
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