Economia sociale e salute: EURICSE analizza il ruolo degli enti nel welfare territoriale
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Economia sociale e salute: EURICSE analizza il ruolo degli enti nel welfare territoriale

Il rapporto tra salute, welfare territoriale ed economia sociale è al centro del progetto di ricerca “L’economia sociale nel sostegno alla salute”, promosso da EURICSE e finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca.

Avviato nel 2025, il progetto ha concluso il primo anno di attività entrando nella fase di analisi empirica, con l’obiettivo di approfondire il contributo di associazioni, cooperative e fondazioni nella promozione della salute, nell’integrazione tra servizi sociali e sanitari e nella costruzione di reti di prossimità.

Dopo la definizione del quadro teorico e metodologico, il gruppo di ricerca ha avviato una survey nazionale e l’analisi di alcune esperienze territoriali considerate particolarmente significative, per comprendere modalità organizzative, ambiti di intervento e relazioni con gli altri attori del sistema di welfare.

Le prime elaborazioni dei dati Istat relativi al 2023 restituiscono una fotografia della presenza dell’economia sociale nel sistema italiano di cura. Nel nostro Paese sono attive 42.845 organizzazioni – tra associazioni, cooperative e fondazioni – con una densità media di 7,3 enti ogni 10.000 abitanti.

Queste realtà coinvolgono complessivamente oltre 566 mila addetti, tra lavoratori dipendenti e collaboratori esterni, confermando il peso dell’economia sociale nell’erogazione di servizi destinati alla popolazione.

La presenza degli enti risulta particolarmente rilevante nell’ambito dell’assistenza sociale: quasi il 60% delle organizzazioni opera nei servizi non residenziali, mentre oltre 5 mila enti sono impegnati nell’assistenza residenziale. Un ruolo significativo emerge anche nell’assistenza sanitaria, settore che coinvolge il 28,3% delle organizzazioni analizzate.

Dal punto di vista della forma giuridica, il panorama è caratterizzato dalla prevalenza delle associazioni, che rappresentano il 71,8% degli enti analizzati, pari a 30.779 realtà. Seguono le cooperative sociali, che costituiscono il 18,4% del totale (7.876 enti) e che assumono un ruolo particolarmente importante sul piano occupazionale, con oltre 370 mila lavoratori coinvolti.

Le fondazioni rappresentano il 6% degli enti, mentre le altre cooperative costituiscono l’1,1%.

Il confronto con il periodo precedente alla pandemia mostra inoltre un’evoluzione interessante: il numero degli enti del Terzo Settore tende a stabilizzarsi, passando dai 47.461 del 2019 ai 42.845 del 2023, mentre cresce il numero delle persone occupate nell’economia sociale, aumentate dalle 529.427 posizioni lavorative del 2019 alle 566.321 del 2023 (+7%).


Economia sociale e trasformazione dell’assistenza territoriale

Le evidenze raccolte dalla ricerca si inseriscono in uno scenario segnato dall’aumento della complessità dei bisogni di cura e dalla necessità di ripensare i modelli di assistenza territoriale.

L’analisi di EURICSE prende in considerazione due principali trasformazioni: da un lato l’evoluzione dei bisogni sanitari e sociali della popolazione, dall’altro l’attuazione del Decreto ministeriale 77/2022, che definisce il nuovo modello di assistenza territoriale.

Secondo i ricercatori, il cambiamento demografico rappresenta solo una parte della trasformazione in corso. Accanto al progressivo invecchiamento della popolazione, con un aumento dell’indice di invecchiamento del 15,3% tra il 2019 e il 2024, stanno infatti emergendo nuovi bisogni assistenziali e sanitari che riguardano anche le fasce più giovani.

Tra gli indicatori citati dalla ricerca emerge il tasso di ospedalizzazione per disagio psichico in età preadulta, cresciuto del 51,5% nello stesso periodo.

A fronte di queste trasformazioni, la spesa italiana in protezione sociale per salute e malattia è aumentata meno rispetto alla media europea, evidenziando la necessità di rafforzare l’integrazione tra dimensione sanitaria e sociale e di valorizzare maggiormente i servizi territoriali.

In questo quadro, le Case della Comunità rappresentano uno degli elementi centrali della riforma dell’assistenza territoriale. Secondo EURICSE, tuttavia, il loro sviluppo potrebbe seguire traiettorie differenti: da strutture prevalentemente sanitarie a infrastrutture capaci di coinvolgere comunità, reti locali e soggetti dell’economia sociale nella promozione della salute e nella riduzione delle disuguaglianze.

La ricerca sottolinea inoltre il rischio che la forte autonomia riconosciuta alle programmazioni regionali e delle province autonome possa generare una frammentazione degli interventi, con modelli diversi di attuazione sul territorio.


La ricerca prosegue con il coinvolgimento di oltre 700 organizzazioni

Nel corso del primo anno il progetto ha realizzato una survey nazionale che ha coinvolto oltre 700 organizzazioni dell’economia sociale, raccogliendo informazioni sugli ambiti di attività, sui modelli organizzativi adottati e sulle modalità di collaborazione con le pubbliche amministrazioni.

I primi risultati evidenziano un divario ancora presente tra il potenziale contributo degli enti dell’economia sociale e il loro effettivo coinvolgimento nei processi di integrazione socio-sanitaria.

Il 40% delle organizzazioni partecipanti dichiara infatti di non essere stato coinvolto negli ultimi anni in percorsi di coprogettazione dei servizi né in forme strutturate di collaborazione tra ambito sociale e sanitario.

Parallelamente, il progetto sta approfondendo alcune esperienze territoriali attraverso l’analisi di buone pratiche e la realizzazione di interviste sul campo.

 

La seconda fase della ricerca sarà dedicata all’elaborazione dei dati raccolti e all’approfondimento dei risultati. Il percorso si concluderà nel primo semestre del 2027 con attività di disseminazione e confronto rivolte alle istituzioni e agli attori coinvolti nei sistemi territoriali di welfare

 

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