Il volontariato nell’era della complessità. Intervista a Alessandro Seminati
Nel pieno di una fase storica segnata da cambiamenti rapidi e interconnessi, il Terzo Settore si trova oggi a operare in un contesto di policrisi. Le trasformazioni economiche, sociali e culturali degli ultimi anni – dalla pandemia alle tensioni geopolitiche, dalle fragilità del sistema economico alle nuove povertà emergenti – hanno ridefinito profondamente il quadro in cui si muovono le organizzazioni civiche e di volontariato.
In questo scenario complesso, il Terzo Settore non rappresenta soltanto un soggetto chiamato a rispondere alle emergenze sociali, ma si configura sempre più come un attore capace di contribuire alla costruzione di nuove politiche di welfare, di sperimentare modelli economici più sostenibili e di alimentare dinamiche di partecipazione civica. All’interno di questa architettura, un ruolo chiave è svolto dai Centri di servizio per il volontariato, chiamati oggi a evolvere insieme ai bisogni delle organizzazioni e delle comunità.
Ne parliamo con Alessandro Seminati, direttore di CSVNet, l’associazione nazionale dei Centri di servizio per il volontariato (Csv).
Un sistema sotto pressione, ma centrale per il welfare
Le organizzazioni del Terzo Settore si trovano oggi a confrontarsi con una molteplicità di fratture sociali e culturali. La distanza crescente tra finanza ed economia reale, le disuguaglianze territoriali, gli effetti di lungo periodo della crisi sanitaria e la persistenza di conflitti internazionali sono elementi che incidono profondamente anche sul tessuto delle comunità locali.
In questo quadro, il volontariato e l’associazionismo sono sempre più coinvolti nella definizione e nella realizzazione delle politiche di welfare territoriale. La questione della salute, ad esempio, rappresenta uno degli ambiti in cui il contributo delle organizzazioni civiche diventa cruciale: non solo nella risposta ai bisogni, ma anche nella costruzione di modelli di prevenzione e prossimità.
Parallelamente, il Terzo Settore è chiamato a contribuire alla riflessione su nuove forme di economia sociale. Negli ultimi anni si è rafforzato il confronto istituzionale su questo tema, anche su impulso europeo, con l’obiettivo di individuare strumenti capaci di sostenere un’economia più inclusiva e sostenibile. In questo contesto imprese sociali, cooperative e organizzazioni associative sono considerate leve fondamentali per immaginare modelli di sviluppo capaci di coniugare valore economico e impatto sociale.
Il ruolo dei Centri di servizio per il volontariato
I Centri di servizio per il volontariato operano proprio in questo spazio di supporto e accompagnamento alle organizzazioni. La loro funzione principale resta quella di fornire strumenti, competenze e servizi per rafforzare la capacità operativa del volontariato sui territori.
Nel corso degli anni, tuttavia, la natura di questi servizi si è progressivamente evoluta. Oggi l’offerta spazia dalla consulenza legale, amministrativa e fiscale al fundraising, dalla formazione alla comunicazione, fino alle attività di animazione territoriale e di promozione del volontariato tra i cittadini.
L’evoluzione dei Csv riflette un cambiamento più ampio nella domanda proveniente dal Terzo Settore. Le organizzazioni si trovano infatti ad affrontare sfide sempre più articolate e necessitano di strumenti più sofisticati per progettare interventi, gestire processi organizzativi e dialogare con istituzioni e partner.
Il sistema dei Centri di servizio, che si avvicina al trentesimo anniversario dalla nascita – avvenuta a seguito della legge sul volontariato del 1991 – ha progressivamente rafforzato questa dimensione dinamica, adattando le proprie attività alle trasformazioni del contesto sociale.
Nuove forme di volontariato e nuove leadership
Accanto ai cambiamenti istituzionali e organizzativi, si stanno affermando nuove modalità di partecipazione civica. I dati più recenti indicano che esiste una disponibilità diffusa tra i cittadini, e in particolare tra le giovani generazioni, a impegnarsi in attività di volontariato.
Questa partecipazione assume spesso forme diverse rispetto al passato: più flessibili, intermittenti, talvolta informali. Si tratta di esperienze che sono state descritte con definizioni diverse – volontariato fluido, atipico o sommerso – ma che rappresentano in ogni caso una risorsa potenziale per le organizzazioni.
Una delle sfide principali consiste dunque nel creare le condizioni affinché queste nuove energie possano entrare in dialogo con le strutture associative esistenti. Non si tratta soltanto di attrarre nuovi volontari, ma anche di favorire un processo di rinnovamento delle leadership e delle culture organizzative, capace di integrare competenze e sensibilità diverse.
Una rete di attori sempre più ampia
Se in passato il dialogo del Terzo Settore era prevalentemente orientato verso le istituzioni pubbliche – soprattutto nei processi di co-programmazione e co-progettazione delle politiche sociali – oggi la mappa degli interlocutori si è notevolmente ampliata.
Tra i nuovi attori che stanno assumendo un ruolo crescente figurano le imprese. Sempre più aziende, anche di dimensioni medio-piccole, stanno sviluppando forme di responsabilità sociale legate al territorio in cui operano. Questo orientamento si manifesta attraverso diversi strumenti: donazioni, sostegno a progetti sociali, ma anche iniziative di volontariato d’impresa.
Quest’ultimo ambito, in particolare, sta conoscendo una diffusione significativa. Le imprese favoriscono la partecipazione dei propri dipendenti ad attività di volontariato o mettono a disposizione competenze professionali utili alle organizzazioni del territorio, ad esempio nel campo della comunicazione, della gestione o della progettazione.
In molti casi i Centri di servizio per il volontariato svolgono una funzione di mediazione tra imprese e associazioni, contribuendo a costruire partnership che possano generare valore per la comunità. L’ingresso di questi nuovi attori nei processi di collaborazione territoriale modifica gli equilibri tradizionali, ma apre anche opportunità di innovazione.
Ricostruire la cultura della comunità
Accanto alle sfide operative, il Terzo Settore è chiamato a confrontarsi con un cambiamento più profondo che riguarda il modo stesso in cui le persone percepiscono la dimensione comunitaria.
Negli ultimi decenni si è assistito al progressivo indebolimento di alcuni luoghi tradizionali di socializzazione e partecipazione – come partiti, parrocchie o associazioni storiche – che per lungo tempo hanno rappresentato spazi di formazione civica e culturale.
Questa trasformazione ha prodotto una maggiore individualizzazione delle esperienze di solidarietà e prossimità. Molti gesti di aiuto e partecipazione restano confinati nella sfera personale, senza trasformarsi in una dimensione collettiva capace di generare comunità.
In questo contesto le organizzazioni di volontariato possono svolgere un ruolo fondamentale come luoghi di apprendimento civico. Al loro interno si sviluppano infatti forme di partecipazione quotidiana che contribuiscono alla costruzione di una cultura democratica, fondata sulla relazione con l’altro, sul rispetto dei diritti e sulla responsabilità condivisa.
Il potenziale delle aree interne
Un terreno particolarmente interessante di sperimentazione per il Terzo Settore riguarda le aree interne e i territori marginali. Nonostante lo spopolamento e la carenza di servizi, in molti di questi contesti stanno emergendo esperienze innovative di rigenerazione comunitaria.
Ciò dimostra come, anche in territori apparentemente periferici, sia possibile attivare dinamiche di rinascita basate sulla collaborazione tra cittadini, organizzazioni e istituzioni. Allo stesso tempo è un invito a rivedere la stessa nozione di “area interna”, che può essere applicata non solo ai piccoli borghi ma anche a quartieri urbani caratterizzati da marginalità e carenza di opportunità.
La sfida della comunicazione
Questione nodale riguarda la capacità del Terzo Settore di raccontare il proprio lavoro. Nonostante l’impatto significativo delle attività svolte, il volontariato non è tradizionalmente considerato un modello di eccellenza nella comunicazione pubblica.
Negli ultimi anni sono stati compiuti molti passi avanti, anche grazie al supporto dei Centri di servizio, ma la rapidità con cui evolvono gli strumenti comunicativi rende questo terreno particolarmente complesso. Social network, algoritmi e intelligenza artificiale stanno trasformando continuamente il modo in cui le organizzazioni dialogano con i cittadini.
Per affrontare questa sfida non basta aggiornare le competenze tecniche: diventa fondamentale rafforzare la capacità narrativa del Terzo Settore, rendendo visibile il valore delle esperienze che si sviluppano nei territori e portandole fuori dai circuiti specialistici.
La molteplicità dei Centri di servizio e delle organizzazioni rappresenta, da questo punto di vista, una grande potenzialità. Se coordinata e valorizzata, questa pluralità di voci può contribuire a costruire una narrazione più forte e condivisa del ruolo del volontariato nella società contemporanea.
Uno sguardo al futuro
A quasi trent’anni dalla nascita dei primi Centri di servizio per il volontariato, il sistema si trova di fronte a una nuova fase della propria storia. Le trasformazioni sociali, economiche e culturali richiedono strumenti più avanzati, nuove alleanze e una capacità rinnovata di leggere i bisogni delle comunità.
Oggi, tra tante crisi e tanta incertezza, il Terzo Settore continua tuttavia a rappresentare uno dei principali laboratori di innovazione sociale. La sua forza risiede nella capacità di mettere in relazione persone, istituzioni e territori, trasformando le fragilità in occasioni di partecipazione e di costruzione collettiva.
Ascolta il podcast o guarda il video qui sotto
Chi è Alessandro Seminati? Ha iniziato a lavorare per il Csv di Bergamo nel 2002. Nel 2015 è diventato direttore di CSVnet Lombardia. Negli anni si è occupato di consulenza alle associazioni, animazione territoriale, progettazione sociale, monitoraggio e valutazione servizi, programmazione, gestione risorse umane e organizzazione interna. In particolare ha sviluppato progetti di capacity building associativo, fusioni e riorganizzazioni. Alla laurea in Filosofia, è seguito un corso di perfezionamento universitario sulla gestione e organizzazione degli enti non profit. Dal 2021 è direttore di CSVnet.
Articolo a cura di Innovazione Sociale
Videointervista a cura di Antonella Tagliabue, UN-GURU
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