Costruire democrazia attraverso la conoscenza. Intervista a Giovanna Iannantuoni
Che cosa significa, oggi, guidare un’università pubblica? La risposta non si esaurisce nei bilanci, nei ranking o nei parametri di valutazione della ricerca. Per Giovanna Iannantuoni - economista, già Rettrice dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane (CRUI) - la questione è più ampia e più ambiziosa: riguarda la qualità della nostra democrazia, la possibilità concreta di mobilità sociale e la capacità di una comunità di immaginare il proprio futuro.
Oltre la frammentazione delle “missioni”
Didattica, ricerca, terza missione, public engagement. Le università sono oggi valutate secondo una scansione funzionale sempre più articolata. Eppure, la sfida non consiste nel moltiplicare le etichette, quanto nel tenere insieme queste dimensioni dentro una visione coerente.
L’innovazione sociale, in questa chiave, non rappresenta un capitolo separato, ma un principio trasversale, un filo rosso che attraversa tutto. Significa contrastare la povertà educativa, affrontare le disuguaglianze di genere, lavorare sull’inclusione, aprire l’università a pubblici nuovi. Significa collaborare con le scuole fin dall’infanzia per coltivare curiosità, consapevolezza e spirito critico.
L’università diventa così energia condivisa con la società, messa a disposizione del benessere collettivo.
Valutare l’impatto, tra numeri e cultura
Assumere una responsabilità pubblica, tuttavia, significa anche misurarsi con la concretezza dei numeri. La sostenibilità offre un esempio emblematico: negli ultimi vent’anni sono stati sviluppati parametri, algoritmi e ranking che consentono di valutare concretamente l’impegno ambientale di istituzioni e imprese.
Ma la misurazione quantitativa dei propri risultati, sebbene essenziale, non esaurisce la portata dell’impatto. Il cambiamento più profondo è quello che non sempre si lascia ridurre a una cifra. Quando i bambini delle scuole visitano il campus e scoprono come funzionano pratiche di rinverdimento urbano o modelli di consumo responsabile, quell’esperienza non produce soltanto un dato misurabile: genera consapevolezza, entra nelle case, modifica abitudini. Lo stesso accade nei progetti dedicati alla parità di genere, all’imprenditoria femminile, al benessere digitale.
L’obiettivo non è soltanto produrre risultati misurabili, ma incidere sulle mentalità: la trasformazione diventa, dunque, culturale.
Senza pregiudizi: una generazione che interroga il futuro
Anche il rapporto con i giovani viene riletto alla luce di questa responsabilità. L’immagine di una generazione disinteressata non regge alla prova dei fatti. Le studentesse e gli studenti di oggi dispongono di un accesso alle informazioni senza precedenti e mostrano un forte desiderio di incidere sulle grandi questioni ambientali e sociali. Cambiano i linguaggi, cambiano le forme della partecipazione, ma non viene meno l’urgenza di senso.
La vera sfida, semmai, riguarda la profondità. In un tempo attraversato da solitudini diffuse e da una fruizione rapida e frammentata dei contenuti, l’università può offrire qualcosa di controcorrente: tempo per leggere, per discutere, per costruire un pensiero argomentato. Studiare, in questa chiave, non è un esercizio antiquato, ma un atto di libertà. Solo chi conosce davvero le alternative può scegliere con consapevolezza.
Oltre il campus: l’università come spazio pubblico
Questa idea di università prende forma anche negli spazi fisici. L’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha investito in luoghi pensati per l’incontro e la permeabilità: dal Vivaio Bicocca alla nuova Piazza della Scienza, fino a edifici immersi nel verde con anfiteatri e aule all’aperto. Non semplici cornici architettoniche, ma ambienti che favoriscono la relazione e il dialogo con la città.
In definitiva, l’università pubblica che emerge da questa visione non si limita a dialogare con il territorio: vive in osmosi con esso. Offre competenze, ricerca, visione strategica; ma al tempo stesso ascolta, si lascia interrogare, cambia. È in questo scambio continuo che l’innovazione scientifica incontra quella sociale e che l’ateneo riafferma il proprio ruolo di presidio democratico, capace di generare futuro oltre le mura del campus.
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Chi è Giovanna Iannantuoni? Giovanna Iannantuoni è un’economista specializzata in teoria dei giochi, con un focus sui sistemi elettorali. Si è laureata in DES presso l’Università Bocconi di Milano e ha conseguito il PhD in Economia presso l’Université de Louvain nel 2001. La sua carriera accademica include incarichi di ricerca presso istituzioni di primo piano come la University of Rochester, la Universidad Carlos III de Madrid e la University of Cambridge. All’Università degli Studi di Milano-Bicocca ha ricoperto il ruolo di Presidente della Scuola di Dottorato e, dal 2019 al 2025, di Rettrice, guidando l’Ateneo in una fase di crescita strategica, internazionalizzazione e innovazione.
È stata la prima donna a ricoprire il ruolo di Presidente della CRUI, nel periodo 2023-2025. Attualmente è Presidente della Fondazione Bicocca, dove promuove la ricerca e la collaborazione tra mondo accademico, industria e società. Siede inoltre in diversi organi di indirizzo e supervisione, tra cui la Fondazione Human Technopole, MUSA scarl e altre importanti istituzioni culturali e finanziarie.
Articolo a cura di Innovazione Sociale
Videointervista a cura di Antonella Tagliabue, UN-GURU
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