Progetto LIFE Redune: valorizzazione della biodiversità del litorale veneto

 

life redune 2020

 Fonte facebook @liferedune

 

Si parla troppo poco di dune in Italia. Ma è un errore. In effetti, oltre ad affrontare il mare, le dune “pagano” le conseguenze di una florida economia turistica, il cui effetto collaterale è un notevole impatto su questi fragili ma essenziali ecosistemi: è bene sapere infatti che gli ecosistemi dunali, oltre a svolgere il ruolo di “serbatoi naturali” di sabbia e di barriera fisica per l’entroterra, ospitano una straordinaria biodiversità.

 

Il progetto europeo LIFE “Redune”  affida a Veneto Agricoltura e al Centro Biodiversità Vegetale e Fuori Foresta di Montecchio Precalcino (VI) il compito di fornire 151.000 giovani piante che dovranno contribuire a ricomporre gli habitat dunali del Veneto, dalla foce del Tagliamento a Punta Sabbioni (VE), per un totale di quasi un milione di metri quadrati: habitat di dune embrionali, dune bianche, dune fisse a vegetazione erbacea (dune grigie), dune costiere.

 

Il progetto – che vede partner Veneto Agricoltura, Regione Veneto, Università Ca’ Foscari di Venezia, SELC Soc. Coop. e EPC European Project Consulting - gode di un finanziamento della UE di oltre 1,2 milioni di euro e terminerà nel 2022.

 

In questo contesto, l’impiego delle piante rientra in un complesso insieme di azioni che il progetto comunitario pone in atto per arrestare la perdita di biodiversità ed aumentare la resilienza di quella che per molti aspetti può essere considerata come la “frontiera” della regione Veneto.

 

 

life redune 2

  Fonte facebook @liferedune

 

Concretamente il progetto si prefigge di ridurre gli impatti del calpestio razionalizzando l’attraversamento degli habitat dunali e, grazie alle piantine che verranno messe a dimora, “rimarginare” le ferite che questo ha prodotto loro.

 

Di quali specie si tratta?

 

Centaurea tommasinii, ad esempio, è una pianta endemica delle coste adriatiche, dove vive su dune fossili consolidate, tra gli habitat più minacciati. Come per tutte le specie erbacee di questi habitat aridi (il progetto riproduce però anche arbusti, come il ginepro, e vere rarità, come la Stipa veneta), i semi maturano d’estate e, una volta raccolti, vengono seminati in autunno, stagione favorevole alla germinazione. L’inverno viene trascorso in forma di minute rosette di foglie e ora, con i primi calori di primavera, inizia lo sviluppo che porterà, entro il prossimo autunno, ad una pianta pronta per l’impianto nei siti litoranei di progetto.

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