Io sono Cultura 2026: la cultura vale 115,8 miliardi e genera il 15,4% del PIL italiano

Io sono Cultura 2026: la cultura vale 115,8 miliardi e genera il 15,4% del PIL italiano

Il Sistema Produttivo Culturale e Creativo italiano continua a crescere e si conferma uno dei motori dello sviluppo economico, occupazionale e sociale del Paese. Nel 2025 la filiera ha generato 115,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 5,7% dell'economia nazionale, con una crescita del 3,3% rispetto all'anno precedente.

Gli occupati sono quasi 1,54 milioni, equivalenti al 5,7% del totale nazionale, con un incremento dell'1,7% rispetto al 2024. Ma il contributo della cultura all'economia italiana va oltre il valore direttamente prodotto: ogni euro generato dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell'economia, arrivando a muovere complessivamente circa 310 miliardi di euro, pari al 15,4% del PIL italiano.

Sono alcuni dei dati principali della sedicesima edizione del rapporto Io sono Cultura, realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte, con la collaborazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, Fondazione Fitzcarraldo e Fornasetti e con il patrocinio del Ministero della Cultura.

Il rapporto conferma inoltre come cultura e creatività rappresentino un elemento identitario dell'Italia e una leva strategica per il Made in Italy, grazie alla capacità di generare innovazione non soltanto nei settori tradizionalmente culturali, ma anche in numerosi comparti produttivi attraverso il contributo degli Embedded Creatives, ovvero professionisti culturali e creativi che operano al di fuori del cosiddetto Core Cultura.

 

La cultura cresce e rafforza l'economia italiana

La crescita del Sistema Produttivo Culturale e Creativo (SPCC) interessa entrambe le sue componenti principali.

Il Core Cultura, che comprende le attività direttamente riconducibili alla filiera culturale e creativa, nel 2025 genera 66,8 miliardi di euro di valore aggiunto, registrando un aumento del 3,2% rispetto all'anno precedente.

Gli Embedded Creatives, cioè designer, esperti di comunicazione, storyteller, curatori, art director, artisti e architetti che lavorano in settori diversi da quelli culturali tradizionali, producono invece quasi 49 miliardi di euro, con una crescita del 3,4%.

Numeri che raccontano una forza economica rilevante, ma anche il ruolo della cultura come infrastruttura immateriale capace di generare innovazione, relazioni, inclusione, identità e fiducia, elementi sempre più importanti per la competitività del sistema produttivo italiano.

All'interno del Core Cultura, il comparto Software e videogiochi si conferma il principale generatore di valore e occupazione. Seguono Editoria e stampa e Architettura e design, entrambi in crescita nel 2025.

Le performance positive riguardano anche gli altri comparti della filiera, dimostrando come lo sviluppo della cultura italiana sia sostenuto sia dalle attività più innovative sia dai settori tradizionali.

Nel dettaglio, Software e videogiochi produce nel 2025 18,6 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 27,8% del totale del Core Cultura.

Seguono Editoria e stampa con 11,5 miliardi di euro e Architettura e design con 11,2 miliardi di euro, che insieme rappresentano oltre un terzo della ricchezza prodotta dal settore.

Un contributo rilevante arriva inoltre da Audiovisivo e musica, Comunicazione e Performing arts e arti visive, tutti comparti con un peso superiore al 10% del valore aggiunto complessivo, mentre il Patrimonio storico e artistico rappresenta il 5,8% della ricchezza generata dal settore.

Sul fronte della crescita annuale, le performance migliori sono quelle di Architettura e design (+5,9%) e Software e videogiochi (+5,8%), comparti maggiormente coinvolti nei processi di innovazione tecnologica e digitalizzazione.

Positivi anche gli andamenti di Performing arts e arti visive (+3,8%), Editoria e stampa (+2,0%) e Audiovisivo e musica (+0,9%), mentre la Comunicazione (+0,2%) mostra una sostanziale stabilità.

L'unico comparto in contrazione è quello del Patrimonio storico e artistico (-2,4%).

Per quanto riguarda l'occupazione, Software e videogiochi si conferma il principale datore di lavoro del Core Cultura con oltre 206 mila occupati, pari al 22,6% del totale.

Seguono Editoria e stampa, con quasi 192 mila addetti (21,0%), e Architettura e design, con circa 149 mila occupati (16,3%).

Un peso significativo è rappresentato anche dalla Comunicazione, che concentra il 14,3% dell'occupazione complessiva del settore, e dalle Performing arts e arti visive, che assorbono il 12,1% degli addetti.

Più contenuto, ma comunque rilevante, il contributo del Patrimonio storico e artistico e dell’Audiovisivo e musica, che rappresentano rispettivamente il 7,0% e il 6,8% dell'occupazione del Core Cultura.

 

Accanto alla crescita economica del settore restano però alcune fragilità strutturali legate al lavoro culturale e creativo

 

Il lavoro autonomo rappresenta infatti ancora il 35,4% degli occupati del settore e raggiunge il 48,2% nel Core Cultura, una quota più che doppia rispetto alla media dell'economia italiana (21,5%).

Una caratteristica legata alla natura progettuale di molte attività creative, ma che evidenzia anche la difficoltà di garantire continuità occupazionale e adeguata remunerazione.

Il 7,4% degli occupati del settore esprime un giudizio negativo sulla propria stabilità lavorativa, con valori più elevati nelle Performing arts (10,3%) e nel Patrimonio storico e artistico (8,4%).

Nel 2025, inoltre, il 4,7% di chi lavorava nelle attività creative e di intrattenimento risultava non più occupato rispetto all’anno precedente.

Queste criticità sono state richiamate anche dallo sciopero nazionale del settore della cultura del 12 giugno 2026, quando lavoratori di musei, archivi, biblioteche e teatri hanno protestato contro precarietà e bassi salari, chiedendo maggiori investimenti e percorsi di stabilizzazione dell’occupazione.

 

io sono cultura 2026 rapporto symbola presentazione

Presentazione del rapporto Io sono Cultura 2026. Fonte Fondazione Symbola

 

Regioni e territori: dove la cultura crea più valore

L’analisi territoriale del rapporto Io sono Cultura 2026 conferma la forte presenza delle attività culturali e creative nelle regioni del Centro-Nord e nelle principali aree metropolitane, ma evidenzia anche la capacità crescente di numerosi territori di utilizzare cultura e creatività come elementi distintivi del proprio modello di sviluppo.

Il Lazio si conferma la regione con il più elevato livello di specializzazione culturale e creativa, con un’incidenza del Sistema Produttivo Culturale e Creativo pari all’8,1% dell’economia regionale.

La Lombardia mantiene invece la leadership nazionale per dimensione economica, con oltre 33 miliardi di euro di valore aggiunto generati dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo.

Tra le altre regioni emergono Piemonte, Veneto, Toscana ed Emilia-Romagna, mentre nel Mezzogiorno continua a distinguersi la Campania, dove la cultura rappresenta una componente significativa della crescita economica e dell’attrattività territoriale.

 

La bellezza delle città italiane, costruita attraverso la stratificazione del patrimonio storico, architettonico e paesaggistico, viene sempre più riconosciuta come un asset economico e identitario. Non solo un fattore di attrazione turistica, ma una risorsa capace di favorire la localizzazione di imprese e talenti e di qualificare i territori

 

La presenza di Roma continua ad avere un ruolo determinante grazie alla concentrazione di istituzioni culturali legate alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico, alle attività audiovisive, all’editoria, alla comunicazione e alle funzioni amministrative e direzionali del Paese.

Milano non rappresenta soltanto un importante polo produttivo, ma anche la capitale del design, capace di attrarre un pubblico internazionale attraverso il Salone del Mobile, trasformato negli anni in un’infrastruttura culturale globale.

Il Piemonte si colloca subito dopo i due principali poli nazionali, con un’incidenza del Sistema Produttivo Culturale e Creativo pari al 6,5% dell’economia regionale.

Seguono Veneto e Toscana, entrambe con un’incidenza del 5,6%, territori nei quali patrimonio culturale, sistemi produttivi evoluti e imprese creative si integrano in modo particolarmente efficace.

Rilevante anche il contributo dell’Emilia-Romagna, che genera quasi 10 miliardi di euro di valore aggiunto attraverso il Sistema Produttivo Culturale e Creativo e registra un’incidenza del 5,4%.

Le Marche confermano la propria capacità di integrare cultura, manifattura di qualità e creatività, con un’incidenza del 5,3%.

Nella parte centrale della graduatoria si collocano Friuli-Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige, Campania e Umbria, territori che, pur con dimensioni economiche più contenute, mostrano una significativa capacità di generare valore attraverso le attività culturali e creative.

Nel caso del Friuli-Venezia Giulia, il Sistema Produttivo Culturale e Creativo rappresenta il 5,2% dell’economia regionale.

Nel panorama meridionale, caratterizzato generalmente da livelli di specializzazione inferiori alla media nazionale, la Campania rappresenta la principale eccezione: il territorio genera quasi 5,9 miliardi di euro di valore aggiunto attraverso il SPCC, con un’incidenza del 4,6%, superiore a quella di diverse regioni del Centro-Nord.

Seguono Abruzzo (3,7%), Sicilia (3,6%), Basilicata (3,5%), Puglia (3,4%), Molise e Calabria (3,3%), mentre Sardegna e Valle d’Aosta chiudono la graduatoria con valori inferiori al 3,2%.

Il Mezzogiorno continua comunque a mostrare dinamiche positive: nel 2025 il Sistema Produttivo Culturale e Creativo cresce del 3,7%, un ritmo superiore alla media nazionale, mentre il Core Cultura registra un incremento del 2,8%.

Particolarmente significative risultano le performance di Campania, Puglia e Abruzzo, che confermano il rafforzamento delle attività culturali e creative in alcune delle principali economie dell’area.

La Campania è inoltre la prima regione italiana per crescita delle imprese culturali e creative nel quinquennio 2021-2025, con un aumento del 12,3%.

Seguono Molise (+11,8%) e Trentino-Alto Adige (+11,7%). Risultati superiori al 10% si registrano anche in Abruzzo (+11,5%), Sicilia (+11,4%), Basilicata (+10,4%) e Calabria (+10,1%).

Anche a livello provinciale emerge il peso delle grandi aree urbane. Per valore aggiunto generato dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo, Milano guida la graduatoria nazionale con un’incidenza del 10,1% dell’economia provinciale, seguita da Roma (9,0%) e Torino (8,4%).

Completano le prime posizioni Arezzo (8,1%), Firenze (7,6%) e Vicenza (6,8%), mostrando come accanto ai grandi centri metropolitani esistano territori capaci di integrare cultura, creatività e specializzazioni manifatturiere.

Anche sul fronte occupazionale Milano si conferma al primo posto con un’incidenza del settore pari al 10,0%, seguita da Firenze (8,5%), Roma (8,4%), Arezzo (8,2%) e Torino (8,0%).

 

AI e sostenibilità ridisegnano il futuro della cultura

Tra gli elementi più significativi del rapporto Io sono Cultura 2026 emerge il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nella filiera culturale e creativa italiana.

L’utilizzo dell’AI si sta consolidando in modo sempre più pervasivo, passando da una fase iniziale di sperimentazione a una vera e propria infrastruttura integrata nei processi produttivi e distributivi.

Questo cambiamento è accompagnato anche dall’evoluzione del quadro normativo: nel settembre 2025 è stata approvata la prima legge nazionale dedicata all’intelligenza artificiale, inserita nel più ampio percorso avviato dall’Unione Europea con l’AI Act, il regolamento comunitario approvato nel 2024 e destinato a entrare progressivamente in vigore.

Nel settore della comunicazione e della pubblicità, dove l’integrazione dell’AI ha raggiunto uno dei livelli più avanzati, queste tecnologie sono diventate strumenti di supporto alla progettazione di immagini, storytelling e campagne audiovisive, contribuendo alla riduzione dei tempi e dei costi di produzione.

Anche in Italia si sta diffondendo il concetto di smart production, riferito alla possibilità di realizzare contenuti pubblicitari in tempi molto più rapidi, con spot generati interamente attraverso l’intelligenza artificiale ma guidati da una regia umana capace di garantire qualità, coerenza narrativa e rispetto degli standard creativi richiesti.

 

Accanto alla trasformazione digitale cresce anche l’attenzione verso la sostenibilità ambientale, ormai una dimensione sempre più presente nei diversi settori culturali e creativi

 

Una prospettiva particolarmente rilevante in una fase storica nella quale la crisi climatica richiede risposte concrete da parte dell’intero sistema economico e sociale.

Tra i comparti più interessati da questa evoluzione c’è il design, che sta ripensando prodotti e processi per ridurre l’impatto ambientale lungo tutto il ciclo di vita.

La ricerca si concentra sul recupero di materiali di scarto industriali e tessili, sulla sperimentazione di nuovi materiali e sull’utilizzo di biomateriali derivati da funghi, residui agricoli e scarti organici, creando nuove connessioni tra economia circolare e biotecnologie avanzate.

Anche il patrimonio storico e artistico sta affrontando questa trasformazione: musei, siti archeologici e complessi monumentali stanno introducendo interventi di efficientamento energetico, innovazione impiantistica ed economia circolare, insieme a iniziative per promuovere una mobilità più sostenibile e percorsi educativi rivolti ai visitatori.

 

“La forza della nostra economia e del made in Italy - dichiara Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symboladeve molto, in tutti i campi, alla cultura e alla bellezza. Più che in altri Paesi. Cultura e creatività oltre ad arricchire la nostra identità e alimentare la domanda di Italia nel mondo, possono aiutarci ad affrontare insieme, senza paura, le difficili sfide che abbiamo davanti. A partire dalla crisi climatica. L’Italia, forte di oltre un milione e mezzo di addetti culturali e creativi può offrire un contributo importante ad una transizione verde e digitale. Spostando le produzioni verso la qualità aumenta infatti il valore e diminuisce il consumo di energia e materie prime riducendo le emissioni di CO2: un’economia più a misura d’uomo e per questo più competitiva e più capace di futuro come sostiene il Manifesto di Assisi. Anche da questo deriva la forza del nostro export. Come più volte sottolineato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella ‘la cultura non rappresenta un lusso superfluo, ma un autentico asset competitivo’”.

“La creatività non è soltanto un patrimonio identitario dell'Italia: è una leva strategica di competitività per il nostro sistema produttivo. Il Rapporto Io sono Cultura lo dimostra con chiarezza: il valore della cultura si estende ben oltre i confini delle industrie culturali e creative, alimentando innovazione, qualità e capacità di competere in molti comparti dell'economia. È così nel turismo, dove la componente culturale genera oltre il 40% delle presenze e più della metà della spesa complessiva, grazie a un'offerta sempre più orientata all'esperienza. Ed è così nella manifattura e nell'artigianato di qualità, dove design, creatività e saper fare rappresentano il tratto distintivo che rende il Made in Italy riconoscibile e apprezzato nel mondo. Investire nella cultura significa quindi investire nella crescita, nell'innovazione e nella competitività del Paese” dichiara Andrea Prete, presidente di Unioncamere.

“In un contesto di vita collettiva caratterizzato da conflitti internazionali – dichiara Ernesto Lanzillo, presidente Deloitte & Touche S.p.a. - profonde trasformazioni legate all’evoluzione tecnologica e alla diffusione dell'intelligenza artificiale con impatto sulle relazioni umane, gli stili comunicativi e la formazione, la cultura non rappresenta soltanto un patrimonio da tutelare o un settore da sostenere: è una risorsa strategica per rafforzare il pensiero critico, promuovere il dialogo, valorizzare la diversità e costruire società più inclusive. Proprio mentre le tecnologie ampliano le possibilità di accesso e produzione della conoscenza, cresce il ruolo insostituibile della cultura nel fornire gli strumenti per interpretare la complessità e orientare il cambiamento. Per questo, misurare gli impatti della cultura, economici e non solo, significa rendere visibile il suo contributo allo sviluppo economico, sociale e democratico del Paese”.

 

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