La bioeconomia per la crescita e la resilienza: Italia tra i leader europei
La bioeconomia continua a rafforzare il proprio peso nell’economia europea e italiana. Secondo il XII Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, presentato a Roma da Intesa Sanpaolo e Cluster SPRING, nel 2025 il settore nell’UE27 ha raggiunto un valore di 3.174 miliardi di euro, pari all’8,8% dell’economia europea, con oltre 17 milioni di occupati. L’Italia si conferma tra i principali attori del continente, terza per valore della produzione e occupazione, con un contributo che rappresenta circa il 10% dell’economia nazionale.
La bioeconomia si conferma un ambito chiave per la competitività europea, anche grazie al ruolo dell’Europa nelle tecnologie legate ai processi bio-based e alla valorizzazione delle risorse rinnovabili.
Sul piano dei singoli Paesi, la Germania mantiene il primato per valore assoluto della produzione, seguita da Francia, Italia e Spagna. Tuttavia, se si considera il peso della bioeconomia rispetto alle economie nazionali, emergono soprattutto Italia e Spagna, che mostrano livelli di specializzazione superiori alla media europea.
L’Italia supera i 433 miliardi e traina l’agroalimentare
Nel 2025 la bioeconomia italiana ha generato un valore della produzione pari a 433,3 miliardi di euro, in crescita del 2,7% rispetto all’anno precedente a prezzi correnti. A trainare il risultato è soprattutto la competitività internazionale della filiera agroalimentare, uno degli asset più rilevanti del sistema produttivo nazionale.
L’occupazione resta stabile con poco più di due milioni di addetti. Nel complesso, il settore contribuisce a circa il 10% delle attività economiche del Paese e al 7,6% dell’occupazione totale, confermandosi centrale sia dal punto di vista economico sia sociale.
Dal punto di vista territoriale, il maggiore contributo in termini di valore aggiunto proviene dal Centro-Nord, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna ai primi posti. Il Mezzogiorno si distingue invece per una maggiore incidenza occupazionale e per la specializzazione nelle attività agroalimentari e nella valorizzazione delle risorse naturali.
Innovazione e startup: 707 realtà nella bioeconomia
Uno degli elementi più rilevanti riguarda l’ecosistema dell’innovazione. Nel 2025 sono state censite 707 startup innovative attive nella bioeconomia, pari al 6,2% del totale delle startup innovative italiane. La maggiore concentrazione si registra nelle attività di ricerca e sviluppo.
Le principali direttrici di innovazione riguardano materiali bio-based, recupero e valorizzazione degli scarti produttivi, nuovi modelli alimentari e applicazioni nei settori dell’energia e delle costruzioni sostenibili.
La filiera del legno rappresenta una componente strategica della bioeconomia europea. Negli ultimi decenni la superficie forestale dell’UE27 è cresciuta dell’11%, mentre in Italia l’incremento ha raggiunto il 24% tra il 1990 e il 2025.
Particolarmente significativo il dato sulla silvicoltura italiana: tra il 2000 e il 2023 l’occupazione nel settore è aumentata del 56,9%, una dinamica rara nel contesto europeo.
L’Italia mantiene inoltre una posizione di leadership nella produzione di mobili, sostenuta dalla competitività delle PMI e dal ruolo dei distretti industriali, che concentrano quasi la metà degli addetti della filiera e circa il 65% degli occupati nella produzione.
Economia circolare e prospettive di crescita
La filiera del legno è anche un esempio avanzato di economia circolare. In Italia i rifiuti urbani in legno raccolti in modo differenziato sono aumentati del 66,8% tra il 2014 e il 2024. Il tasso di riciclo degli imballaggi in legno raggiunge il 64,9%, tra i più alti in Europa, secondo solo alla Spagna.
Restano però margini di miglioramento: più della metà delle imprese non utilizza ancora materie prime seconde e solo il 6,1% progetta prodotti con attenzione a riciclabilità e disassemblaggio.
Secondo il Rapporto, le iniziative europee come il Clean Industrial Deal e la revisione della Strategia per la Bioeconomia rafforzano il ruolo del settore nella competitività industriale e nella transizione ecologica. Per cogliere appieno queste opportunità serviranno investimenti, innovazione, competenze e una maggiore integrazione tra filiere e territori.
12° Rapporto sulla Bioeconomia in Europa
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