Voci Libere: i giovani superano gli stereotipi e riscrivono la parità di genere
Una generazione che non si riconosce negli stereotipi di genere e che mette in discussione ruoli, aspettative e modelli ereditati, rivendicando il diritto di essere sé stessa nelle scelte, nelle emozioni e nei desideri.
È questo il ritratto dei giovanissimi emerso al termine di Voci Libere, il progetto educativo promosso dall’ATS MEDIAMUSE – costituita da Fondazione Media Literacy ETS e Fondazione Mus-e Italia ETS – e finanziato da Roma Capitale - Dipartimento Scuola, Lavoro e Formazione Professionale, nell’ambito dell’Avviso pubblico dedicato alla promozione della parità di genere e alla prevenzione e al contrasto della violenza e delle discriminazioni nelle scuole secondarie di primo grado del territorio. Il percorso ha coinvolto circa 150 studentesse e studenti e tra i 12 e i 13 anni dell’Istituto Comprensivo Maria Capozzi di Roma, nel XIII Municipio.
Non è vero che solo i maschi debbano giocare a calcio e che le femmine debbano occuparsi di danza o cucina, e mai il contrario. Ne sono convinti Roberto, Valeriano, Flaminia, Nicolas ed Emma. Angela aggiunge: “È vero che la maggior parte degli uomini è più brava a giocare a calcio e che la maggior parte delle donne è più brava a cucinare, ma questo non dipende dalla loro natura ma dalla cultura e dall’educazione”.
Il 15 aprile il progetto si è concluso con un evento finale aperto al pubblico, pensato come momento di restituzione e confronto con docenti, famiglie, istituzioni e comunità educante. Un’occasione di dialogo in cui i partecipanti hanno raccontato il percorso svolto e le competenze acquisite attraverso diversi linguaggi espressivi. Ne è emersa la narrazione di un vero processo di crescita, in cui ragazze e ragazzi sono stati guidati nell’esplorazione di sé, delle proprie emozioni e delle relazioni con gli altri, grazie a pratiche artistiche e creative.
Il cuore del progetto non è stato solo l’approfondimento sugli stereotipi, ma anche un lavoro più ampio sulla conoscenza di sé, sul riconoscimento delle emozioni e sullo sviluppo dell’empatia. È proprio da queste basi che prende forma un’educazione affettiva in grado di prevenire discriminazioni e violenza
All’interno dei laboratori artistici, il cambiamento si è sviluppato soprattutto attraverso l’esperienza diretta. In Ubuntu - Caleidoscopio di Volti, la timidezza iniziale ha lasciato spazio alla fiducia e alla libertà espressiva: grazie alla creazione di maschere, i partecipanti hanno esplorato sé stessi e gli altri, dando forma a emozioni profonde e superando stereotipi e blocchi. Con Le Malfatte - Tanti corpi, una danza, il corpo è diventato uno strumento di consapevolezza, mentre l’errore si è trasformato in una risorsa e le fragilità in occasioni di incontro e crescita condivisa. Infine, Ubuntu - Cammino nelle tue scarpe ha reso concreta l’idea di empatia e del mettersi nei panni dell’altro, anche attraverso la trasformazione simbolica delle scarpe, favorendo l’incontro con identità diverse e uno sguardo più aperto e libero da pregiudizi.
Accanto ai laboratori artistici, il percorso di educazione ai media ha fornito strumenti utili per analizzare in modo critico i modelli culturali e comunicativi. Da questa esperienza sono nati podcast originali, nei quali ragazze e ragazzi si esprimono in prima persona, condividendo riflessioni semplici ma efficaci.
Il messaggio che emerge con chiarezza è che gli stereotipi vengono percepiti come un limite reale alla libertà individuale. Allo stesso tempo, i giovani dimostrano una notevole capacità di immaginare alternative più inclusive, in cui passioni, comportamenti ed emozioni non sono più vincolati al genere.
"Accendere i microfoni significa dare voce a una generazione di cui troppo spesso si parla solo in maniera negativa, attraverso filtri e pregiudizi” ha commentato Lidia Gattini, Segretaria Generale Fondazione Media Literacy. “Il racconto che emerge dai nostri podcast è invece quello di ragazzi e ragazzi che stanno maturando una trasformazione culturale netta per quanto riguarda la parità di genere. Se per una piccola percentuale persistono ancora stereotipi e differenze, per la maggior parte di loro, uomini e donne possono infrangere ogni barriera e imporsi in base alle proprie caratteristiche e inclinazioni personali e non di genere".
“Attraverso i linguaggi artistici abbiamo creato uno spazio in cui ragazze e ragazzi hanno potuto esprimersi liberamente, riconoscere le proprie emozioni e incontrare quelle degli altri” ha aggiunto Laura Avagnina, coordinatrice di Fondazione Mus-e Italia a Roma. “In Voci Libere l’arte è diventata uno strumento concreto per lavorare su empatia, identità e relazione, permettendo a ciascuno di sentirsi riconosciuto nella propria unicità, al di là di qualsiasi pregiudizio. È da qui che può nascere un cambiamento culturale reale, capace di superare stereotipi e costruire relazioni più consapevoli e inclusive”.
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