GreenItaly 2025: la transizione verde accelera competitività e crescita dell’Italia
Il Rapporto GreenItaly, giunto alla sedicesima edizione, è realizzato dalla Fondazione Symbola, da Unioncamere e dal Centro Studi Tagliacarne, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Al rapporto hanno collaborato Conai, Novamont, Ecopneus, Enel, numerose organizzazioni e oltre 20 esperti.
La presentazione del rapporto ha visto la partecipazione di Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, Andrea Prete, presidente di Unioncamere, Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Alessandro Rinaldi, vice direttore generale del Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere. Tra gli interventi, anche Francesco La Camera (IRENA), Giulia Gregori (Novamont), Giuseppina Carnimeo (Ecopneus), Simona Fontana (CONAI), Nicola Lanzetta (Enel) e Angelica Agosta (Fondazione Symbola).
Nel periodo 2019-2024, sono state 578.450 le imprese extra-agricole che hanno effettuato eco-investimenti, pari al 38,7% del totale, ovvero più di 1 impresa su 3. Nel 2024, i green jobs sono 3.298mila unità, in crescita del 4,3% (+135mila unità) rispetto al 2023, con una quota sul totale degli occupati pari al 13,8%. Il risultato complessivo dell’ultimo biennio mostra un consolidamento del dato, sia in termini assoluti che relativi, registrato nel 2022, con l’auspicio che questa rilevazione rappresenti una base solida per un futuro processo di crescita.
“I dati del 16° Rapporto GreenItaly confermano la concretezza dell’invito del Presidente Mattarella a fare della transizione verde e della decarbonizzazione un importante fattore di competitività. C’è un’Italia che può essere protagonista con l’Europa alla COP30 a Belèm: fa della transizione verde un’opportunità per rafforzare – dichiara il presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci – l’economia e la società. Nel Rapporto GreenItaly si coglie un’accelerazione verso un’economia più a misura d’uomo che punta sulla sostenibilità, sull’innovazione, sulle comunità e sui territori. Siamo una superpotenza europea dell’economia circolare e questo ci rende più competitivi e capaci di futuro. Possiamo dare forza a questa nostra economia e a questa idea di Italia grazie alle scelte coraggiose compiute dall’Unione Europea con il Next Generation UE e al PNRR. La burocrazia inutile ostacola il cambiamento necessario, ma possiamo farcela se mobilitiamo le migliori energie del Paese senza lasciare indietro nessuno, senza lasciare solo nessuno, come recita il Manifesto di Assisi, promosso dalla Fondazione Symbola e dal Sacro Convento”.
Con riferimento alla distribuzione regionale dei green jobs, lo scenario resta pressoché immutato anche nel 2024, con l’affermazione del Nord-Ovest (32,8%), seguito dal Nord-Est (23,6%), dal Mezzogiorno (23,1%) e infine dal Centro (20,5%); unica area, quest’ultima, a segnare una lieve flessione di lavoratori verdi rispetto all’anno precedente (-0,5%; +6,2% per il Nord-Ovest e il Nord-Est; +4,0% per Sud e Isole).
Nel recupero di materia, l’Italia dà il meglio di sé. Secondo Eurostat, la capacità di avvio a riciclo dei rifiuti totali (urbani e speciali) ha raggiunto il 92,6% (2023), un tasso di gran lunga superiore a quello delle altre grandi economie europee: Francia (81,5%), Germania e Spagna (75,5%), e alla media UE-27 (60%).
La distribuzione per macro-aree geografiche delle imprese eco-investitrici dei settori dell’industria e dei servizi nel periodo 2019-2024 mostra una differenziazione geografica leggermente maggiore rispetto alla precedente rilevazione (2019-2023) e al periodo 2014-2018. La differenza tra l’incidenza delle imprese che hanno effettuato eco-investimenti sul totale delle imprese extra-agricole nelle macro-aree nel 2019-2024 è contenuta in circa ±2,7 punti percentuali rispetto alla media (38,7%), con un valore massimo nel Nord-Est (41,4%) e un minimo nel Centro (36,6%).
La differenza è ancora limitata per poter parlare di una concreta dinamica geografica, ma va sottolineato che lo scostamento tra la performance di ciascuna area e la media nazionale tende ad aumentare (era intorno a 1,5 punti percentuali sia nel 2019-2023 che nel 2014-2018).
La Lombardia conserva saldamente il primato nella graduatoria regionale anche nel periodo 2019-2024, con 102.730 imprese eco-investitrici nel settore dell’industria e dei servizi, pari al 17,8% del totale nazionale e al 39,3% del totale delle imprese regionali. Nelle prime cinque regioni per numero di imprese che hanno effettuato investimenti green si concentra il 53,1% delle imprese (era il 52,2% nel periodo 2019-2023). Oltre alla Lombardia, si confermano in questo gruppo Veneto (54.970), Lazio (50.960), Campania (50.890) ed Emilia-Romagna (47.640).
Nella graduatoria provinciale, anche per il periodo 2019-2024, continua il testa a testa tra Roma e Milano, rappresentative rispettivamente del mondo dei servizi e dell’industria. In quest’ultima rilevazione, Roma si riprende il primato con 39.020 imprese eco-investitrici extra-agricole, in crescita rispetto alle 36.290 della scorsa rilevazione (2019-2023); segue Milano con 37.680 imprese green. Si confermano nelle prime cinque posizioni Napoli (25.930), Torino (21.380) e Bari (15.030).
Analizzando invece la sola incidenza delle imprese eco-investitrici sul totale delle imprese provinciali, le migliori performance si registrano a Bolzano (50,1%), Bologna (47,6%) e Siracusa (46,2%).
Le imprese eco-investitrici mostrano, rispetto a quelle che non hanno effettuato questa tipologia di investimenti, performance migliori sotto tutti gli indicatori analizzati: aumento della produzione, del fatturato, dell’occupazione e delle esportazioni
“La transizione green non è più soltanto una scelta etica o ambientale: è il nuovo spazio dove si misurano competitività, produttività e capacità industriale dei Paesi. Oggi lo vediamo con chiarezza: le imprese che investono con oculatezza e concretezza in tecnologie net-zero, dall’efficienza energetica ai materiali circolari, dai sistemi fotovoltaici di nuova generazione all’idrogeno, non solo riducono le emissioni ma performano meglio". Lo ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, che ha aggiunto: “Nostre analisi recenti mostrano che le aziende europee che detengono brevetti in tecnologie green strategiche registrano in media un livello di produttività più alto del 17%, e questo effetto è ancora più marcato nei settori tradizionali. Il green, quindi, può rappresentare un moltiplicatore di valore. Il vero limite oggi – ha sottolineato il presidente – non è la volontà delle imprese, che in Italia stanno dimostrando di credere nella sostenibilità come leva di crescita, ma la disponibilità di professionisti qualificati. Le imprese incontrano difficoltà di reperimento per oltre la metà dei profili green jobs ricercati, e questo blocca gli investimenti. Per questo la sfida non è “se” fare la transizione, ma “come” farla diventare un fattore di competitività nazionale”.
Nel riciclo degli imballaggi, l'Italia ha raggiunto la quota effettiva del 76,7% (2024). Il dato consolida la leadership europea, già confermata dal raggiungimento con dieci anni di anticipo dell'obiettivo europeo di riciclo complessivo per il 2030 (dati CONAI). Le filiere più virtuose sono quelle della carta (92,4%), del vetro (80,3%) e dell’acciaio (86,4%). La filiera degli imballaggi in plastica biodegradabile e compostabile, con un tasso di riciclo del 57,8%, è – insieme alla plastica tradizionale (50,8%) – il settore con il più rapido tasso di crescita.
Virtuosa a livello europeo anche la filiera degli oli minerali, con un tasso di riciclo pari al 98% (dati CONOU). Per quanto riguarda invece il recupero di PFU (pneumatici fuori uso), le attività di recupero hanno permesso al Paese, nel 2024, di evitare l’emissione di oltre 90mila tonnellate di CO₂eq e risparmiare 957 milioni di MJ di risorse fossili (dati Ecopneus).
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