I giovani nel cuore del policy-making con la Città metropolitana di Milano
Fonte foto ufficio stampa Dialogicalab

I giovani nel cuore del policy-making con la Città metropolitana di Milano

Cosa accade quando le politiche pubbliche smettono di essere progettate per i giovani, e iniziano a essere costruite con loro?
Il processo decisionale cambia volto: dalla consultazione episodica alla co-progettazione, dal considerare i cittadini destinatari di risorse a riconoscerli come risorse essi stessi. Da questo cambio di paradigma è nato il Manifesto delle Politiche pubbliche, primo esito di Giovani al Centro , il percorso di policy-making partecipato promosso dalla Città metropolitana di Milano e dal suo Osservatorio delle Politiche giovanili.

 

Le 17 piste del Manifesto delle Politiche pubbliche

Sabato 7 febbraio 2026, a Palazzo Isimbardi, i partecipanti di Giovani al Centro - oltre 40 ragazze e ragazzi under 35, rappresentanti di realtà giovanili del territorio - si sono confrontati con più di 30 ruoli istituzionali a livello locale, regionale e nazionale. Tra i presenti, ANCI nazionale, ANCI Lombardia con la sua Consulta dei Giovani Amministratori, le Città metropolitane di Roma e Bologna, il Dipartimento della Presidenza del Consiglio per le Politiche Giovanili ed il servizio civile, diversi sindaci di Comuni del territorio, Fondazione di Comunità Milano, ATS, CSV e Forum del Terzo Settore.

Dopo i saluti introduttivi del Consigliere delegato alle Politiche Giovanili della Città metropolitana di Milano, Giorgio Mantoan, e la presentazione delle tappe del percorso a cura dei Community Manager dell’Osservatorio, le realtà giovanili hanno preso la parola, presentando alle istituzioni le 17 piste di lavoro contenute nel Manifesto delle Politiche Pubbliche per una Città metropolitana coesa e sostenibile, tra cui :

  • 14 piste tematiche, dedicate a bisogni ed esigenze trasversali come mobilità, lavoro, diritti, ambiente;
  • 3 piste di governance, pensate per garantire continuità, coordinamento e capacità di tenuta dell’intero impianto.

 

Una mappa operativa, pensata per guidare istituzioni e territorio nella generazione di strategie ed azioni volte alla coesione della comunità

 

 

Dal confronto alla convergenza

La presentazione del Manifesto è stata seguita da un momento di confronto e dialogo tra realtà giovanili e istituzioni presenti. Un passaggio cruciale, che ha consentito a questo modello di decision making di entrare nelle maglie delle politiche metropolitane, regionali e nazionali, come strumento comune, sperimentale e innovativo di co-costruzione di politiche territoriali. I rappresentanti istituzionali hanno riconosciuto il valore del lavoro svolto, sottolineando la qualità, la concretezza e la trasversalità delle proposte del Manifesto. Hanno inoltre sottolineato e approfondito le connessioni con politiche, linee di finanziamento e strategie specifiche già esistenti, impegnandosi a creare occasioni e spazi utili per la messa a terra delle piste di lavoro.

Il Manifesto si è così rivelato essere immediatamente spendibile, in quanto contenente prospettive di sviluppo concrete, condivisibili, orientate al lavoro di squadra con il territorio e all’ingaggio diretto delle realtà giovanili nella loro realizzazione. Vittorio Arrigoni, giovane rappresentante di Volt Europa, descrive così il ruolo della sua realtà per la messa a terra delle piste di lavoro: “Noi stessi lavoreremo per essere parte e portavoce sia del percorso sia della sua applicazione, cercando di coinvolgere la comunità e le realtà del territorio”.

La fase più sfidante inizia ora: l’attuazione. Per concretizzare un modello innovativo di governance che vede i giovani come protagonisti, il primo passo consiste nell’avvio di comitati locali, spazi di confronto diretto tra realtà giovanili ed enti del territorio, orientati alla definizione partecipata di politiche pubbliche, per un policy-making efficace nella risposta alle esigenze della comunità territoriale. A questi si affiancheranno laboratori di governance partecipata tra istituzioni e realtà giovanili su tematiche trasversali (come lavoro e mobilità) emerse dalle piste di lavoro, nella direzione di sostenere la nascita di organi strutturati di rappresentanza e dialogo, ad esempio sul tema della valutazione di impatto generazionale.

 

La governance della comunità, creata dalla comunità

L’evento ha segnato un punto di svolta nell’innovazione del policy making: l’introduzione di un modello di governance che guarda al presente delle future generazioni, ingaggiandole sul piano delle politiche pubbliche, e non solo giovanili. La Città metropolitana di Milano spinge verso un cambio di passo, passando dalla somma di interventi settoriali alla creazione di laboratori di governance che anticipino il cambiamento attraverso un’architettura metropolitana che incrementi la coesione. “La ricchezza di questa rete dimostra una cosa semplice ma decisiva: i giovani non sono ‘da coinvolgere’, sono già coinvolti e protagonisti. Il Manifesto nasce proprio da qui: non come un elenco di politiche giovanili settoriali, ma come un percorso che punta a incidere sull’intero impianto decisionale. Lo sforzo è andare oltre le ‘politiche giovanili’ tradizionali per costruire vere e proprie politiche pubbliche, capaci di orientare l’azione metropolitana in modo strutturale e condiviso”, afferma Giorgio Mantoan, consigliere delegate alle Politiche Giovanili della Città metropolitana.

 

In questo quadro, Giovani al Centro e l’Osservatorio delle Politiche Giovanili si configurano come dispositivi di amministrazione condivisa multi-attore, fondata sul protagonismo giovanile nell’intero processo

 

Le istituzioni intervenute durante l’evento hanno messo in luce trasversalmente l’importanza di superare la visione dei giovani come soggetti fragili e bisognosi, da proteggere e supportare, e di riconoscerli come cittadini in grado di prendere in mano il futuro della comunità intera, al pari di altri attori territoriali.
“A chi volesse unirsi a noi oggi direi: preparatevi, perché ora si passa dalle parole ai fatti. Quello che ci aspetta è un vero cantiere’ operativo”, dice Ettore Bertolotti, giovane referente per Circolo delle Quinte e DataCo.

Per funzionare, questo modello di governance necessita infatti del contributo di tutte quelle realtà territoriali, profit e non profit, pubbliche e private, che vedono la possibilità di giocare un ruolo nella costruzione del policy-making del futuro: il percorso è quindi aperto alle realtà territoriali che condividono la visione e si immaginano di concorrere ad essa nei prossimi tre anni.

Una comunità capace di governare il proprio cambiamento è, prima di tutto, una comunità che sceglie di costruirlo insieme.

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