Integrazione sul lavoro: non è buonismo, ma sviluppo dell’Italia
Articolo a cura di Filippo Poletti
C’è un’emergenza nazionale, è l’emergenza dell’esclusione. Guardiamo i tassi di occupazione, da quello femminile a quello giovanile, fino a chi ha una disabilità e ai carcerati. Facciamolo arrotondando le cifre per andare al nocciolo della questione: solo una donna su due lavora (un divario, questo, che si riduce con l’aumentare del livello di istruzione, da cui l’importanza della formazione), mentre la disoccupazione giovanile va dal 20% al 10% nella fascia tra i 15 e i 34 anni. Infine, pensiamo alle persone con gravi limitazioni e ai carcerati: solo il 30% lavora su un totale di 3 milioni, idem per i carcerati con appena il 3% di coloro che operano per aziende esterne all’amministrazione penitenziaria.
Integrazione, questione sociale e di sviluppo
Favorire la parità è una questione sociale, ma anche di sviluppo economico. Prendiamo il caso delle donne al lavoro: il pieno utilizzo porterebbe una crescita del 7% del PIL nazionale, come ha spiegato Bankitalia. Oppure quello dei carcerati: per chi esce dal carcere con un lavoro la recidiva scende al 2%.
L’esempio di Danone per le gare
L’integrazione, dunque, non è buonismo, ma – potremmo dire – la “gestione della cosa pubblica e privata da buoni padri e da buone madri di famiglia”. Servono, tuttavia, passi in avanti. Prendiamo il caso di Danone Italia, che si è impegnata con un accordo sindacale di secondo livello, firmato nel gennaio del 2024, a inserire punti di premialità in tutte le gare indette per le forniture di beni e servizi alle aziende fornitrici che hanno ottenuto la certificazione per la parità di genere.
Teoria e pratica per sviluppare il Paese
Nasce da queste premesse il libro “Side by Side: oltre la diversità, creare unicità e valore nelle aziende e per le istituzioni”, dedicato all’associazione di cultura economica e sociale Side by Side che si occupa di promuovere l’integrazione sul lavoro. È stata fondata a Roma da Alessia Salmaso e Fulvio Matteoni, e vede seduta nel comitato direttivo Joelle Gallesi. Al mondo del fare serve la teoria e, allo stesso tempo, la pratica. Per questa ragione l’approccio di questo libro, edito da Lit Edizioni, è teorico e pratico.
Linguaggio inclusivo, disabilità, carcerati e dialogo intergenerazionale
Facciamo quattro esempi: se da una parte sul tema del linguaggio inclusivo sono molto utili le riflessioni di Sonia Maria Melchiorre e Alexa Pantanella (rispettivamente presidente del Comitatato unico di garanzia dell’Università della Tuscia e fondatrice di Diversity & Inclusion), dall’altra parte sono preziose le esperienze di NTT DATA Italia con il video-manifesto sull’impegno per l’inclusione e di Perfetti Van Melle Italia con il programma “Perfetti così”.
Passiamo all’inclusione delle molteplici abilità: riflettere sugli handicap (a partire dalla parola stessa, alla lettera “mano nel berretto” dal gioco d'azzardo del Seicento, come spiega Mariarosaria Izzo, docente all’Università Europea di Roma e coordinatrice del corso disability & diversity management) è utile così come condividere le esperienze di Carrefour e Ikea: la prima è promotrice del progetto “For Nothing” di Carrefour per l’inserimento di persone con lo spettro autistico in attività di gestione degli scaffali, mentre la seconda ha adottato la pratica delle “Quiet Hours” (alla lettera le “ore di quiete”) per agevolare le persone con neurodivergenze.
Veniamo alla questione dell’inserimento dei carcerati nel mondo del lavoro: come dice Silvia Landra, psichiatra e psicoterapeuta negli istituti penitenziari, se per tutte le persone la ricerca di un lavoro può essere un percorso tortuoso, per una persona ristretta dentro un carcere può assomigliare al superamento delle prove di Ercole. Il sorriso torna osservando cosa hanno fatto Cisco, Autostrade per l’Italia ed Engie: la prima con la Cisco Academy (celebre il caso di Luigi Celeste, condannato per l’uccisione del padre, uomo violento, e che, dopo aver frequentato il Networking Academy Program di Cisco, è diventato un informatico di successo). Per non dire delle Academy dei Mestieri di Autostrade per l’Italia e dell’impegno di Engie per chi sta scontando una pena.
Finiamo con il tema del dialogo intergenerazionale: davanti a noi – insegna Vittorio D’Orsi, vicesegretario generale della Federazione STEM – c’è la via maestra di un nuovo paradigma di lavoro da adottare. La pratica porta la firma di Kantar Insights Division Italy e di NHOOD Services Italy che, rispettivamente, hanno introdotto il Brand Inclusion Index e diverse iniziative di team building.
Essere al fianco significa condividere la responsabilità del fare
Integrare, dunque. È questa la parola chiave anche sul lavoro. E, come dice Fiona May, ambasciatrice di Side by Side, «essere fianco a fianco di qualcuno significa molto più che stare accanto fisicamente. È un impegno a esserci davvero, ad ascoltare, a condividere la responsabilità. Non siamo fatti per affrontare la vita da soli. Che si tratti di lottare per la giustizia, di esserci per la propria famiglia o di ricostruirsi dopo una perdita o un cambiamento, insieme è sempre meglio».
Filippo Poletti. Giornalista professionista, Filippo Poletti ha scritto per oltre 30 testate tra cui Corriere della Sera, Sole 24 Ore e Messaggero. Top voice di LinkedIn con executive MBA al Politecnico di Milano e TEDx speaker, dal 2017 cura su LinkedIn la rubrica #RASSEGNALAVOROIT. È formatore in aziende e business school, e insegna all’università di Pavia. È pubblicato da diverse case editrici come Mondadori Electa, Guerini, Egea, FrancoAngeli, Lupetti e Baldini&Castoldi.
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