Beni confiscati e trasparenza: Libera presenta 'RimanDATI' il terzo report nazionale

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Fonte Libera 

 

Libera ha presentato la terza edizione di “RimanDATI”, il Report nazionale che indaga lo stato della trasparenza degli enti territoriali in materia di beni confiscati, promosso in collaborazione con il Gruppo Abele e il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e, quest’anno, anche con un prezioso contributo di ISTAT. Il Report è stato realizzato grazie ad oltre 100 volontari in tutta Italia, che hanno partecipato a un percorso di formazione e di confronto al termine del quale si è creata una squadra di 41 persone, tutte attive a rilevare il livello di trasparenza degli enti locali.

Il report nazionale di Libera ha visto due fasi di monitoraggio sui 1100 comuni italiani destinatari di beni confiscati: una prima ricognizione, all’esito della quale erano 504 i comuni che pubblicavano l’elenco; successivamente, ai comuni è stata inviata la domanda di accesso civico, con la quale, dopo la prima ricognizione, è stata richiesto di pubblicare o aggiornare gli elenchi; infine, una seconda ricognizione condotta sui siti dei comuni che hanno risposto alla domanda di accesso civico semplice. A livello nazionale, il balzo in avanti nella direzione di una maggiore quantità di enti che pubblicano l’elenco è stato notevole: si è passati infatti dai 504 enti rilevati con la prima ricognizione ai 724 rilevati con la seconda, con un incremento della percentuale di circa 20 punti, dal 45,5% al 65,2%.


“I dati presentati - commenta Tatiana Giannone, responsabile nazionale Beni Confiscati di Libera - dimostrano la forza della comunità monitorante di Libera, che trova corrispondenza nei risultati raggiunti. Riteniamo fondamentale che accanto ai percorsi mirati a garantire il riutilizzo sociale, anche la conoscibilità e la piena fruibilità dei dati e delle informazioni sui patrimoni confiscati siano elementi di primaria importanza. In questo contesto, la trasparenza deve essere considerata anch’essa un bene comune, confortati dalle previsioni normative del Codice Antimafia, che impongono agli enti locali di mettere a disposizione di tutte e tutti i dati sui beni confiscati trasferiti al loro patrimonio, pubblicandoli in un apposito e specifico elenco. RimanDATI - prosegue Tatiana Giannone di Libera - è uno strumento per attivare rapporti con il mondo degli enti territoriali di prossimità, che sono ingranaggio fondamentale dell’intera filiera della confisca e del riutilizzo, e per far crescere in modo esponenziale le storie di rigenerazione intorno ai beni confiscati, preservando lo strumento della confisca nel suo senso risarcitorio più profondo. Stiamo attraversano un periodo in cui dal governo arrivano segnali contrastanti sul sostegno agli enti locali: basti pensare a tutte le misure definanziate all’interno del PNRR, fino ad arrivare al disegno di legge sull’autonomia differenziata, che bloccherebbe lo sviluppo di intere aree del nostro Paese. Inoltre, sempre di più prende piede un approccio privatistico al tema del riutilizzo dei beni confiscati: nel dibattito pubblico si parla del tema della vendita e della rimodulazione delle misure di prevenzione, si banalizzano le criticità che affliggono la materia e si rafforza la brutta abitudine a piegare i numeri ai propri fini. Messaggi che convergono su una lettura superficiale e ingiusta, a partire dalla quale si getta un discredito generalizzato su uno strumento che, invece, ha consentito una vera e propria rivoluzione. Lo ribadiamo con forza e convinzione: combattere le mafie e la corruzione vuol dire attivare percorsi di giustizia sociale e farsi gambe per i diritti dei cittadini e delle comunità.”

 

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Fonte Libera

 

Il primato negativo in termini di trasparenza assoluti spetta ai comuni del Sud Italia (compreso le isole) con ben 248 comuni che non pubblicano elenco, segue il Nord Italia con 87 comuni e il Centro con 51.  A livello di singole Regioni, tra le più “virtuose” - quelle cioè che raggiungono o superano il 70% dei comuni che pubblicano l’elenco - registriamo la Liguria (87,5%), Emilia Romagna (84,4%), Puglia (79,8%) e Piemonte (78,2%). Rimandati con percentuale al di sotto del 50% troviamo Basilicata, Calabria, Lazio e Molise. Nello specifico delle singole regioni, val la pena rilevare come anche le 4 regioni ferme a 0 comuni adempienti nel 2022 (Basilicata, Molise, Trentino e Valle d’Aosta), nel 2023 facciano registrare un balzo in avanti. 

In generale i dati migliorano in tutte le regioni, con punte significative, considerato il peso regionale, per Campania, Piemonte e Liguria. Risale lentamente la Calabria che passa dal 18,8% dello scorso anno al 49,8% di questo. Lo stesso dicasi per la Sicilia, dove, a fronte del 29,9% del 2022, nel 2023 arriva al 56,5%. È bene in ogni caso ricordare che tali considerazioni vanno lette con la massima cautela, dato il numero significativo degli immobili confiscati che gli enti locali in queste regioni sono chiamate a gestire. Sono tre le Province assegnatarie di Beni confiscati che non pubblicano l'elenco: Crotone, Matera e Messina, mentre Calabria e Lazio, tra le regioni monitorate, sono le uniche a non pubblicare nulla.

“La base di partenza del lavoro di monitoraggio - spiega Libera - coincide con il totale dei comuni italiani al cui patrimonio indisponibile sono stati “destinati” i beni immobili confiscati alle mafie per finalità istituzionali o per scopi sociali. In Sicilia sono 207 i comuni destinatari di beni immobili confiscati, di questi 90 quelli che non pubblicano l’elenco sul loro sito internet, così come previsto dalla legge, pari al 43% del totale, mentre sono 117 quelli che pubblicano le informazioni sui patrimoni confiscati loro destinati. Il primato negativo spetta ai comuni della Provincia di Ragusa dove su 6 comuni destinatari di beni confiscati, ben 4 non pubblicano l'elenco; non meglio la fotografia per i comuni della Provincia di Enna dove su 9 comuni sono 5 quelli non pubblicano elenco. Nella Provincia di Messina sono 18 i comuni che non pubblicano sui 34 complessivi, mentre nella Provincia di Palermo, su 50 comuni, sono 15 quelli inadempienti".

"Un approfondimento è stato fatto sulla modalità di pubblicazione dell'elenco, da cui dipende in maniera sostanziale la qualità dei dati messi a disposizione. Ai fini della nostra ricerca - che mira a stimolare la pubblicazione di dati pienamente e compiutamente fruibili e, dunque, in formato aperto - abbiamo considerato, nella percentuale dei comuni che pubblicano, esclusivamente quelli che lo fanno in formato tabellare. Tutte le altre tipologie di pubblicazione, nella valutazione complessiva, vengono associate alla categoria “elenco non presente”. In Sicilia il 24,2% dei comuni pubblicano in formato aperto e quasi il 27% in formato PDF ricercabile. Il monitoraggio ha riguardato anche altre informazioni fondamentali sulla vita del bene confiscato: il 46% dei comuni non specifica i dati catastali, il 44,6% non specifica la tipologia, e ben il 64% non specifica la consistenza (informazioni sulla metratura o sugli ettari del bene confiscato)".

 

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Fonte Libera


"La ricerca analizza nello specifico le modalità di pubblicazione degli elenchi anche su scala regionale. Sui 724 comuni che hanno pubblicato l'elenco, abbiamo costruito un ranking mediato nazionale: su una scala da 0 a 100 la media è pari a 71.6 punti. La regione Sicilia con un ranking regionale pari a 73.3 è al di sopra della media. Tra i comuni capoluoghi di provincia solo il Comune di Messina non pubblica l'elenco, lo stesso dicasi per la città di metropolitana di Messina. La regione Sicilia alla prima ricognizione non pubblicava correttamente le informazioni sui beni confiscati, in seguito alla domanda di accesso civico di Libera nella seconda ricognizione ha adeguato la modalità di pubblicazione”.

 

RimanDATI 2024

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