ABITO: lo showroom di Torino tra economia circolare ed inclusione sociale

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Grazie ad ABITO e all'Associazione Società di San Vincenzo de' Paoli di Torino, da oggi lo storico servizio di distribuzione di abiti donati dai cittadini si arricchisce di una valenza in più, diventando così non solo strumento di contrasto alla povertà, ma anche e soprattutto progetto di inclusione sociale, dove il sostegno materiale è anche relazionale. 

 

Il progetto ABITO visto da vicino.

 

Realizzato dall'Associazione Società San Vincenzo de' Paoli in collaborazione con la Squadra Giovani della Croce Verde Torino, ABITO nasce con l’obiettivo di dare maggiore dignità alle persone che vivono in condizioni di disagio economico e sociale, riattivare le reti relazionali, recuperare e rigenerare gli abiti usati e, in ultimo ma non per importanza, stimolare dinamiche partecipative nella società e permettere alle persone di sentirsi parte attiva della comunità, mettendo a disposizione le proprie abilità in cambio dell’aiuto ricevuto.

 

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ABITO vede coinvolti cittadini - sostenitori, beneficiari, volontari – ed Enti del territorio; ciascuna parte attiva nel progetto entra in sinergia con le altre, contribuendo con le proprie risorse e creando così una “relazione circolare”: i cittadini possono donare i propri vestiti che i volontari ridistribuiranno ai beneficiari nello spazio ABITO Social Factory di via Santa Maria 6/I a Torino, una location moderna e accogliente dove chiunque ne avrà necessità potrà scegliere con calma capi ed accessori, come in un vero e proprio negozio. In cambio di un “pagamento” in tempo e competenze a favore della comunità.

 

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La sartoria popolare

 

ABITO Social Factory è dunque un vero e proprio showroom dove i cittadini potranno scegliere, provare e prendere gratuitamente ciò di cui hanno bisogno grazie ad un’apposita tessera a punti (ciascun capo ha infatti un prezzo stabilito in “punti”), ottenibile tramite specifici criteri: Isee, segnalazione dell'Associazione San Vincenzo o di altre realtà che si occupano di senza dimora, richiedenti asilo, minori.

 

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Lo showroom

 

Nulla è lasciato al caso, neppure la sostenibilità del progetto.

 

I capi di abbigliamento scartati, poiché danneggiati o non ridistribuiti, vengono riparati o utilizzati come materia prima dalla sartoria popolare realizzata ad hoc negli spazi di ABITO. Un’opportunità di formazione e inclusione per i beneficiari del servizio e per tutti i cittadini interessati che vogliono dar vita a nuove creazioni di moda sostenibile, nonché di contributo economico al progetto attraverso la vendita durante gli Open Days e gli eventi di raccolta fondi, come il Second Hand Market.

 

«Vogliamo dare maggiore dignità alle persone – spiegano Giorgio Ceste e Guido Bagnoli, coordinatori del progetto - partendo dall’idea che tutti i cittadini possono essere parte attiva della comunità. A chi verrà qui chiederemo un po’ di tempo e le proprie competenze a favore del progetto o di altre realtà solidali con cui lavoriamo in rete».

Il cuore del progetto ABITO è la circolarità: l’aiuto ricevuto attraverso la donazione dei vestiti è lo stimolo per attivare un sistema di restituzione da parte dei beneficiari. Mettere il proprio tempo e le proprie competenze a disposizione degli altri favorisce infatti l'integrazione e può essere d'aiuto ad uscire da una situazione di difficoltà.

 

abito circolare

 

 

Un modello di economia circolare e auto–sufficiente in grado di raccogliere 1,5 tonnellate di vestiti al mese e di sostenere più di 700 persone in difficoltà all’anno.

 

ABITO è un progetto che mira alla sostenibilità sociale, ambientale ed economica: supera infatti le dinamiche assistenzialiste, valorizzando la dignità della persona e stimolando la partecipazione attiva nella comunità tramite la condivisione di spazi, tempo e competenze; riduce gli sprechi, riutilizzando, rigenerando e scambiando oggetti, all’interno di una filiera a km0 che sfrutta risorse a livello locale e trasporti a basso impatto; sensibilizza i cittadini verso i valori del riuso, dell’upcycling e dell’impegno sociale.

Il progetto rientra nel Programma PON Città Metropolitane 2014-2020 della Città di Torino.

 

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