Aree urbane dismesse: dove non arriva l’uomo fiorisce la biodiversità

 

Foto 01 Ferrovie Gentili

Papavero cornuto (Glaucium flavum Crantz) al deposito ferroviario di Milano-San Rocco; sullo sfondo il più comune papavero rosso o rosolaccio (Papaver rhoeas) Foto: Rodolfo Gentili.

 

Gli ambienti urbani meno interessati da interventi umani sono dei veri e propri scrigni che conservano tesori di biodiversità vegetale. Lo rivela una ricerca congiunta condotta dai team del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università di Milano-Bicocca e del Museo di Storia Naturale di Milano.

 

Lo studio, coordinato dalla professoressa Sandra Citterio e dal ricercatore Rodolfo Gentili di Milano-Bicocca e da Gabriele Galasso del Museo di Storia Naturale di Milano, ha analizzato la distribuzione della biodiversità vegetale urbana nei principali paesaggi della città di Milano: le aree edificate, le principali arterie stradali coi loro viali alberati, le aree verdi e le aree ferroviarie. I risultati di questo lavoro biennale sono stati pubblicati sulla rivista internazionale "Urban Forestry and Urban Greening" ("Urban plant assemblages by land use type in Milan: Floristic, ecological and functional diversities and refugium role of railway areas" – DOI: 10.1016/j.ufug.2021.127175).

 

La ricerca ha evidenziato come gli ambienti più trascurati e ignorati dagli interventi umani e dalla pianificazione urbanistica spesso ospitano il maggior numero di specie, incluse alcune vere e proprie rarità. In particolare, lo studio sottolinea l’importanza delle aree ferroviarie nel loro complesso (binari morti, adiacenze, vasche di lavaggio dei treni con formazione di pozze temporanee, massicciate, spazi tra i binari, zone a prateria e ad arbusti ecc.) come rifugio urbano per numerose specie, alcune ormai del tutto scomparse dagli altri ambienti cittadini. Le aree ferroviarie si rivelano altresì importanti per la presenza di numerose specie a fiore utili per le api e gli altri insetti impollinatori e, inoltre, perché rappresentano un corridoio di verde naturale per la rete ecologica cittadina. La percentuale di specie aliene riscontrata in queste aree è, invece, simile a quella degli altri paesaggi urbani indagati. Risultati pressoché analoghi erano stati ottenuti per le aree verdi comprese tra le piste di Milano-Malpensa.

 

Foto 02 Castello Gentili

Meliloto giallo (Trigonella officinalis (L.) Coulot & Rabaute) al Castello Sforzesco. Foto: Rodolfo Gentili

 

Lo studio suggerisce, dunque, di includere le aree ferroviarie nella pianificazione delle reti verdi cittadine per migliorarne la connettività e sostenere la natura dei paesaggi urbani. La loro sostituzione con altre tipologie di verde "pianificato" e "costruito" provocherebbe un danno alla flora con perdita della biodiversità.

 

Nella stessa ricerca viene posta l’attenzione anche su altri ambienti cittadini generalmente poco considerati. Ad esempio le mura antiche, come quelle del Castello Sforzesco, ospitano specie sorprendenti come lo ieracio milanese (Hieracium australe subsp. australe).

 

In un periodo storico in cui oltre metà della popolazione mondiale vive in grandi aree metropolitane, questa ricerca identifica le aree ferroviarie nel loro status quo quali serbatoi di biodiversità cittadina e supporta soluzioni basate sulla componente naturale per il miglioramento del paesaggio urbano

 

 

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