Agire insieme. Coprogettazione e coprogrammazione per cambiare il welfare

Foto di Jonny Gios su Unsplash 

 

Dopo la pandemia nel settore del welfare si è affermata sempre più la consapevolezza dell’importanza di agire insieme. In un contesto di policrisi, contrassegnato da guerre, inflazione e cambiamento climatico, è infatti fondamentale l’apporto di tutti gli attori che possono migliorare l’ideazione e l’implementazione di misure a sostegno del benessere delle persone e delle comunità.

Partendo da questo presupposto, Laboratorio Percorsi di secondo welfare ha scelto di dedicare la nuova edizione del proprio Rapporto biennale alle pratiche collaborative, ed in particolare agli istituti della coprogettazione e della coprogrammazione.

Il Rapporto, intitolato Agire insieme. Coprogettazione e coprogrammazione per cambiare il welfare, rappresenta il frutto delle ricerche svolte dalle ricercatrici e dai ricercatori di Secondo Welfare, che hanno approfondito come le pratiche collaborative possano cambiare le politiche sociali, specialmente a livello locale.

 

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Il team di Percorsi di secondo welfare


I contenuti del Sesto Rapporto

“Agire insieme” è suddiviso in tre parti che mettono al centro tre dimensioni diverse ma, al contempo, tra loro fortemente correlate: conoscere, realizzare e ideare.


Conoscere

La prima parte del Sesto Rapporto descrive l'attuale contesto di crisi multiple, offrendo una panoramica della nascita e della diffusione della coprogettazione e della coprogrammazione in Italia alla luce dei principali sviluppi normativi in materia. Oltre ad una approfondita analisi della letteratura, questa sezione contiene i risultati di una ricerca condotta nel corso della prima parte del 2023 coinvolgendo esperti e professionisti.

Le pratiche collaborative sono state approfondite con metodi qualitativi quali interviste, focus group e analisi del contenuto. Nello specifico, sono state svolte 21 interviste che hanno coinvolto complessivamente 26 persone tra professionisti, esperti accademici e rappresentanti di enti pubblici e del Terzo Settore; in questa fase sono stati inoltre resi partecipi referenti di organizzazioni di rappresentanza e sindacali, allo scopo di approfondire anche il possibile ruolo svolto dalle imprese profit. Successivamente sono stati organizzati 4 focus group rivolti a gruppi omogenei di persone appartenenti a enti del Terzo Settore, Consorzi socio-assistenziali, Pubblica Amministrazione, Fondazioni di impresa e Fondazioni di origine bancaria.

Grazie all’analisi empirica sono stati individuati diversi elementi che riguardano coprogettazione e coprogrammazione: gli aspetti definitori e le visioni; i punti di forza e di debolezza; i fattori facilitanti e ostacolanti; le sfide e le opportunità che le pratiche collaborative portano con sé.


Realizzare

Nella seconda parte vengono analizzate alcune esperienze concrete di coprogettazione e coprogrammazione. Gli approfondimenti sono dedicati: alla relazione tra welfare aziendale e coprogettazione; al ruolo delle Reti Territoriali di Conciliazione, che in Lombardia da anni promuovono iniziative e percorsi volti a favorire la conciliazione vita-lavoro grazie ad alleanze multiattore; al programma Equilibri della Fondazione Compagnia di San Paolo, lanciato in Piemonte per sostenere l’occupazione femminile e contrastare la povertà educativa; al ruolo delle Fondazioni di comunità nel facilitare le pratiche collaborative; a Cambia Terra, progetto promosso da ActionAid Italia nell’area dell’Arco Ionico per tutelare i diritti delle donne impiegate in agricoltura attraverso azioni di empowerment e coprogettazione di servizi.


Ideare

La terza e ultima parte del Rapporto propone raccomandazioni, direttrici di miglioramento e prospettive utili a rendere le pratiche collaborative una leva di cambiamento del welfare locale nella prospettiva dell’inclusione e della sostenibilità.

Per consolidare il ricorso alla coprogrammazione e alla coprogettazione e rafforzare l’efficacia e la legittimazione di questi istituti, il Rapporto indica come sia necessario favorire un cambiamento culturale che apra maggiormente alla collaborazione gli enti pubblici e del Terzo Settore, anche attraverso la definizione di modelli di governance collaborativa e con il supporto di figure professionali che favoriscano facilitazione e coordinamento. È inoltre necessario predisporre processi di confronto che riconoscano la multidimensionalità dei fenomeni e, di conseguenza, la cross-settorialità degli interventi, lavorando sulla visione politica e strategica e sviluppando competenze tecniche e attuative aggiornate.

Infine i processi di coprogettazione e coprogrammazione, per essere sempre più solidi e condivisi, dovranno perseguire lo scopo non solo di proteggere dai rischi, ma anche di ampliare le opportunità per cittadine e cittadini, con una particolare attenzione ai più fragili, dando loro voce e potere attraverso la partecipazione ai processi decisionali e attuativi.

 

 La presentazione nazionale

Questi e altri contenuti sono stati approfonditi lunedì 4 dicembre in occasione dell’evento nazionale di presentazione del Sesto Rapporto sul secondo welfare. Dopo i saluti istituzionali di Roberto Pedersini e Maurizio Ambrosini si è svolta la presentazione vera e propria della ricerca da parte di Franca Maino, Anastasia Guarna e Chiara Lodi Rizzini. Spazio poi alla tavola rotonda con Luca Gori, Gianfranco Marocchi, Giorgia Nesti e Flaviano Zandonai. Le conclusioni sono state curate da Maurizio Ferrera. L’evento è stato moderato da Elisabetta Cibinel.

 

 Il Sesto Rapporto è consultabile liberamente in un mini-sito realizzato appositamente da Secondo Welfare insieme a TechSoup. Ogni capitolo del documento, così come il Rapporto nella sua forma integrale, è scaricabile in pdf dal portale

 

Articolo in collaborazione con "Percorsi di secondo welfare"

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