L'importanza dell'obiettivo comune. Come promuovere corresponsabilità nel lavoro di rete

Foto di Pascal Swier su Unsplash
Come promuovere la corresponsabilità tra gli attori di una rete? Nonostante i comuni obiettivi, cosa genera difficoltà alle interazioni tra i differenti partner di una rete? Prendiamo ad esempio alcune affermazioni:
“Servirebbe intervenire in modo preventivo e coeso tra i soggetti della rete nel contrastare la violenza sulle donne, ma si arriva sempre troppo tardi. Ognuno porta avanti solo il proprio pezzo.”
“In un progetto di riqualificazione urbana è stato difficile accontentare le molteplici e diverse richieste degli stakeholder e fare squadra tra i diversi livelli politico, gestionale, operativo.”
“Nonostante il partenariato di progetto, non si riesce a lavorare su una progettualità condivisa. Noi come ente capofila rileviamo che gli incontri spesso sono guidati da logiche di "spartizione" dei finanziamenti, niente di più.”
Questi sono solo alcuni esempi di voci di professionisti del pubblico e del privato sociale che danno conto delle difficoltà incontrate quotidianamente, a prescindere dalla tipologia di progetto o di attori coinvolti: tali assetti diventano critici soprattutto nel momento in cui si lavora in rete, ovvero un contesto in cui la collaborazione tra i vari e diversi enti diventa essenziale per il perseguimento di un obiettivo comune.
Ma allora, se l’obiettivo è comune, perché si generano interazioni talvolta difficili tra i partner di una rete? E come agire dunque se gli interessi personali di ogni snodo prendono il sopravvento sull’esigenza della rete stessa?
Per trovare risposta a queste domande e approfondire la tematica del lavoro di rete, tra problematiche e strategie risolutive annesse, ci affidiamo a DialogicaLab. L'impresa sociale, fondata nel 2006 da un team di psicologi provenienti dal gruppo di ricerca guidato dal Prof. Gian Piero Turchi (Dipartimento FISPPA – Università di Padova), nasce per trasferire, anche nell’ambito del welfare e del lavoro di comunità, gli strumenti metodologici ed operativi del trentennale programma di ricerca, e per analizzare, misurare e valutare le narrazioni generate dagli attori sociali.

Silvia de Aloe, presidente di DialogicaLab
Con Silvia de Aloe, presidente di DialogicaLab, approfondiamo il metodo per promuovere l’engagement dei cittadini e supportare la governance di rete in progettualità condivise.
Che cos’è quindi il lavoro di rete?
“Per come siamo abituati a concepirla, la rete di snodi territoriali viene intesa ed usata come un insieme di pezzi di un puzzle, a cui manca però il collante finale: ogni ente afferente ad una rete offre il proprio “pezzo” di competenza, al massimo informando gli altri di ciò che fa, ma senza condividere e prendere a riferimento l’obiettivo comune, bensì usando solo il proprio. In questo modo, il puzzle perde qua e là qualche pezzo a cui manca il legame con l’immagine finale, o si ritrova con qualche pezzo al posto sbagliato, apparendo così disomogeneo.”
Quali sono i rischi di questo modo di concepire la rete?
“La rete potrebbe rimanere incastrata in una visione burocratica o specialistica dei pezzi: ogni professionista, operante per uno specifico ente, si muove in autonomia, lavorando esclusivamente per lo snodo a cui afferisce, senza interfacciarsi in modo coordinato con gli altri membri della rete e mantenendosi focalizzato sulla specificità dell’utenza o della problematica di cui si occupa.
In questo modo, la spinta offerta dal progetto comune della rete si depotenzia, vedendo gli snodi coinvolti impegnati nella gestione degli errori, delle lentezze burocratiche, delle emergenze, piuttosto che nel perseguimento dell’obiettivo che ci si è posti, i cui confini si offuscano a fronte di assetti interattivi macchinosi.”
Cosa serve allora per potenziare la rete?
“Non basta che i partner della rete si comunichino qual è l’obiettivo da perseguire: la complessità delle situazioni richiede flessibilità, lavoro di squadra, condivisione di obiettivi, gioco d’anticipo, e non solo riparazione, troppo spesso tardiva, del danno.
Non basta nemmeno che i partner progettuali siano presenti agli incontri di rete, ma serve avere gli strumenti per governare la loro partecipazione. Diventa essenziale allora mettere al centro della costruzione di una rete l’esigenza comune e trasversale alla maggioranza delle reti territoriali, ovvero quella di responsabilizzare i molteplici attori coinvolti nella gestione delle problematiche sociali, e valorizzare le risorse territoriali, in una filiera progettuale condivisa.”
Come si affronta e si realizza dunque tutto ciò?
“Nello specifico, per incrementare l’efficacia degli obiettivi che le reti di servizi si pongono, DialogicaLab ha messo a punto la metodologia del Communityholder Engagement ® (De Aloe & Ferri, 2021), fondata su tre presupposti:
1. La visione del cittadino come communityholder: ogni attore della comunità ricopre il ruolo di contributore per una gestione efficace delle problematiche della comunità. Già a partire dal loro coinvolgimento, quindi, i membri della comunità, cittadini compresi, vanno considerati non come “portatori di interessi” e di richieste personali (stakeholder), ma come “promotori della coesione della comunità” (communityholder). Si tratta di cambiare radicalmente le domande che facciamo ai membri di una potenziale rete: da “di cosa hai bisogno?” o “di quali bisogni ti occupi?” a “che contributo puoi dare per costruire e perseguire un obiettivo comune?”. Nel primo caso, l’attore sociale ha margine di deresponsabilizzazione rispetto alla gestione dei propri o altrui bisogni, assumendosi la responsabilità solo di alcune risposte o addirittura delegando le risposte ad altri (le istituzioni, ad esempio, o i decisori); nel secondo caso, invece, diventa giocatore in una squadra diffusa, che nel suo agire genera nuove risposte che promuovono la coesione sociale della comunità.
2. La promozione di una comunità competente nel gestire corresponsabilmente i temi che la riguardano: perseguire tale orizzonte è possibile quando ognuno è messo nelle condizioni di esercitare ed implementare le competenze necessarie ad affrontare sfide e criticità comunitarie. Imparare a lavorare in squadra, come sa chi pratica uno sport, non è un’operazione episodica e marginale rispetto alla preparazione atletica, ma rappresenta la base per raggiungere qualunque obiettivo.
3. La governance basata sulla cultura di squadra: di conseguenza la rete si deve prendere continuativamente cura (e non solo “quando c’è bisogno”) del gioco di squadra tra i vari attori sociali, per consentire loro di gestire in modo corresponsabile l’intervento, costruendo e alimentando un assetto che faccia da palestra continua allo sviluppo di competenze e alla costruzione del ruolo del communityholder”
È un modello che può usare chiunque?
“Fondandosi su presupposti scientifici, il modello è a disposizione di chiunque voglia prenderlo a riferimento, previa formazione sul suo utilizzo.”

Per poter rendere la metodologia ed i suoi passaggi operativi disponibili al mondo dei servizi e delle reti territoriali, DialogicaLab propone un percorso di alta formazione in grado di offrire ai professionisti del pubblico e privato sociale competenze ed expertise nella gestione delle interazioni.
Il corso per Manager “Community Maker”, organizzato in partnership con IRaise ed arrivato alla sua quarta edizione, si pone l'obiettivo di offrire a ruoli politici, gestionali e di coordinamento l’occasione di “indossare” un profilo di competenze efficace nella costruzione e gestione di modelli di welfare innovativo. I corsisti avranno dunque l’occasione di sperimentarsi e formarsi sull’uso di strumenti metodologici scientifici e rigorosi, che consentono di affrontare le situazioni critiche tipiche del lavoro di rete ed incrementare l’efficacia della coprogettazione.
Il corso si svolgerà a Milano dal 18 febbraio al 15 luglio 2023, in modalità blended, e sarà sviluppato in 4 moduli per un totale di 10 giornate. Sono previste lezioni frontali e workshop, oltre ad un projectwork di gruppo, in cui i partecipanti avranno la possibilità di cimentarsi nell’applicazione del metodo di welfare generativo, o in alternativa, uno stage, che darà l'opportunità di affiancare un Project Manager Senior nella costruzione e gestione di un progetto.
Per scoprirne di più: http://communitymakers.it/.
Le iscrizioni si chiuderanno il 20 gennaio 2023
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