Arriva ‘Il pastore 4.0’, in Calabria l’antico mestiere diventa ‘smart’ per attrarre i giovani e rilanciare le aree montane

Foto di Lukas Bieri da Pixabay
Creare una nuova figura professionale da un antico mestiere, con un doppio obiettivo: coinvolgere le nuove generazioni e rilanciare le aree montane. Questo il senso del progetto “Il pastore 4.0”, presentato alla XII Convention Europea della Montagna, organizzata da Euromontana con Cia-Agricoltori Italiani, a Camigliatello Silano, nel Cosentino, sulle cime del Parco Nazionale della Sila.
Al contrario di Paesi come Francia o Spagna, in Italia non ci sono percorsi formativi dedicati alla professione di pastore. Un’attività fondamentale per la tenuta delle zone di montagna, sia sul fronte del presidio territoriale che su quello occupazionale, ma che oggi sconta la carenza di ricambio generazionale, con effetti negativi sulle imprese agropastorali e sulle filiere locali.
Ed è proprio in questo doppio gap che si inserisce “Il pastore 4.0”, fortemente voluto da Cia e realizzato di concerto con Inps e Regione Calabria da replicare su tutto il territorio nazionale, ovvero un corso di formazione ad hoc di due anni, teorico e pratico, per far nascere nuove figure specializzate e digitalizzate.
Futuri pastori qualificati e più “smart” grazie all’uso delle nuove tecnologie, a partire da Gps e droni per controllare posizione e movimenti del gregge al pascolo e per monitorare quotidianamente il benessere animale fino ai pannelli fotovoltaici sulle stalle per ridurre le bollette energetiche. Scopo ultimo modernizzare il settore, renderlo più redditizio e appetibile per i giovani, nonché rivitalizzare le aree montane che scontano un progressivo spopolamento

Pasquale Tridico, presidente dell’INPS
Un progetto innovativo, quindi, che riconosce l’importanza strategica della pastorizia di montagna per mantenere attivi e produttivi i territori; che prende un’attività tradizionale molto antica (60.000 allevamenti ovini che praticano la transumanza, inserita nel 2019 dall’Unesco nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità) e la proietta nel futuro, creando nuove opportunità per rilanciare le aree montane in chiave tecnologica, ma anche turistica ed enogastronomica. Con un legame sempre più stretto tra pastorizia e agroalimentare tipico, dalla produzione artigianale di formaggi alla vendita diretta in azienda fino alle tavole degli agriturismi.
“La montagna non è esattamente un fattore di attrazione massivo, così come le attività tradizionali legate, in primis agricoltura e pastorizia, considerate spesso molto faticose e poco remunerative -ha dichiarato il presidente dell’INPS, Pasquale Tridico, intervenendo alla Convention-. Il progetto del ‘pastore 4.0’ vuole invertire la marcia e, grazie alle nuove tecnologie, mantenere o riportare i giovani nelle aree montane. Una spinta che deve diventare trainante, per aumentare il capitale umano ma anche la produttività delle aziende. In questo modo la professione del pastore, fondamentale per la tenuta del territorio anche contro il rischio idrogeologico, può diventare più attrattiva e redditizia, grazie all’innovazione. È una figura che va assolutamente tutelata, pensando anche a esoneri contributivi, così da diventare un vero e proprio driver di nuova occupazione”.
“Progetti come questo sono fondamentali per ridare vitalità alle aree montane -ha detto Nicodemo Podella, membro della Giunta nazionale di Cia e presidente di Cia Calabria- mettendo di nuovo al centro il ruolo primario dei pastori, come custodi e sentinelle del territorio ma anche come imprenditori, per garantire uno sviluppo più equo e sostenibile del nostro Paese”.
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