Intenzionalità, istituzioni e impatto: ripensare l’innovazione trasformativa
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Intenzionalità, istituzioni e impatto: ripensare l’innovazione trasformativa

Di Paolo Venturi, Direttore Aiccon Research Center – Università di Bologna

 

Negli ultimi anni, il lessico dell’innovazione sociale, della trasformazione e dell’impatto ha saturato il dibattito pubblico e accademico, portando con sé nuove aspettative ma anche una crescente banalizzazione dei concetti. L’impatto viene spesso ridotto a un mero risultato misurabile di interventi mirati, mentre l’innovazione finisce per essere confinata a una serie di pratiche adattive e soluzioni tecniche, valutate quasi esclusivamente in termini di efficienza e replicabilità. Tuttavia, è necessario un cambio di prospettiva che superi la narrazione del cambiamento lineare per riscoprire l’impatto come un processo di trasformazione profonda, guidato da un’intenzionalità chiara e consapevole.

Introdurre il tema dell’intenzionalità non significa richiamare una direzione astratta, ma porre le basi per una diversa governance dei processi: è l’elemento che orienta le azioni in modo strategico, superando la mera strumentalità di interventi che, diversamente, rischierebbero di non incidere nel lungo periodo. Uscire dallo spontaneismo che troppo spesso accompagna queste esperienze è essenziale per evitare che l’innovazione resti sterile; senza una visione definita, infatti, le pratiche rischiano di ridursi a sperimentazioni temporanee, prive di un’efficacia duratura sulle dinamiche sociali ed economiche.

Affinché queste iniziative possano generare un’autentica metamorfosi della realtà, devono essere sostenute da una strategia capace di modificare le regole del gioco. In questo scenario, le istituzioni giocano un ruolo fondamentale: esse devono non solo formalizzare i processi, ma alimentare un ambiente che consenta l’attuazione di strategie trasformative. Quando l’intenzionalità si indebolisce, l’innovazione perde la sua forza propulsiva, rischiando di diventare funzionalizzata e incapace di influenzare le strutture sociali a lungo termine.

In tale contesto, il capacity building assume una nuova rilevanza, non limitandosi al rafforzamento delle competenze operative, ma puntando a costruire un quadro istituzionale che favorisca il cambiamento radicale. L’innovazione istituzionale diventa, quindi, la premessa fondamentale per la trasformazione sociale. Solo attraverso l’intenzionalità possiamo sperare che i cambiamenti generati siano profondi, sostenibili e capaci di rispondere alle sfide sociali, economiche e ambientali in modo autentico e trasformativo, garantendo un impatto reale nel lungo periodo.

 

Scarica il Quaderno dell’Economia Civile n.14 – “Intenzionalità e innovazione trasformativa” di Paolo Venturi

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