Il desiderio come orizzonte d'impatto sociale. Intervista a Paolo Venturi
Pur avendo risorse, strumenti giuridici e finanziari per promuovere il cambiamento, nella società di oggi si riscontra un'inerzia diffusa. Non si tratta dunque di mancanza di mezzi, quanto piuttosto di mancanza di desiderio: il vero motore del cambiamento.
In assenza di desideri, e di consapevolezza di cosa desiderare, anche le risorse più avanzate risultano inefficaci, e alla società non resta che orientarsi ai bisogni, trascurando le aspirazioni. Eppure, il desiderio non è un lusso da aggiungere una volta soddisfatti i bisogni primari: il desiderio è una necessità intrinseca, essenziale per la crescita individuale e collettiva.
Uno degli ambiti chiave in cui il desiderio deve essere riscoperto è il mondo del lavoro. Oggi, il lavoro non può più essere visto solo come un mezzo per ottenere una retribuzione, ma come un'opportunità di realizzazione personale. Per realizzare questo obiettivo, occorre ridisegnare i modelli organizzativi, valorizzare le competenze tacite e creare un ambiente che stimoli e coltivi le aspirazioni individuali. Il futuro delle organizzazioni risiede nella capacità di creare comunità di desiderio, luoghi dove le persone possano riconoscersi reciprocamente nei propri sogni e obiettivi.
In questo contesto, la riflessione di Antoine de Saint-Exupéry nella sua opera "Il Piccolo Principe" offre una chiave di lettura fondamentale: egli suggerisce che gli uomini debbano essere in grado di sentire la nostalgia del mare profondo, la sete di vastità, quando si tratti di costruire una nave. Questa "nostalgia del mare lontano e sconfinato" rappresenta la visione, lo scopo che ogni individuo deve riuscire a intravedere nel proprio operato. Ed è proprio a questo che servono i leader: a costruire una visione condivisa, che offra uno scopo chiaro e motivante per tutti.
Il desiderio, quindi, non è solo un motore individuale, ma una responsabilità collettiva. Come dice Don Milani: "Mi prendo cura". Dobbiamo prenderci cura dei nostri desideri, ma anche di quelli degli altri, per costruire una società capace di immaginare e realizzare un futuro migliore. La vera sfida è far sì che il desiderio, come motore del cambiamento, diventi un valore condiviso e coltivato a livello collettivo, per dare forma a una realtà più autentica e ispirante.
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Chi è Paolo Venturi? Direttore di AICCON Research Center, Centro Studi sull'Economia Sociale promosso dall’Università di Bologna. Docente di imprenditorialità e innovazione sociale presso l’Università di Bologna. Componente del gruppo di lavoro ministeriale per la riforma del Terzo Settore e per la realizzazione del Piano Italiano sull’Economia Sociale. Svolge attività di advisory scientifica per fondazioni, centri di ricerca, istituti di credito e pubbliche amministrazioni. Collabora stabilmente con Il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera, Avvenire e Vita Non Profit. Autore di numerose pubblicazioni, tra cui “Neomutualismo. Ridisegnare dal basso competitività e welfare” (Egea, 2022) e “Spazio al desiderio. Il potere delle aspirazioni per generare innovazione e giustizia sociale” (Egea, 2024), scritto insieme a Flaviano Zandonai.
Articolo a cura di Innovazione Sociale
Videointervista a cura di Antonella Tagliabue, UN-GURU
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